Vendere la pelle dell’amico: sarà questo un assioma da seguire con attenzione nei prossimi anni, monitorandolo fra i vari attori che si esercitano a preparare una guerra che distruggerà innanzitutto loro stessi e lascerà il mondo a un inizio primordiale, un inizio da cui, chissà, poter ritrovare maggiore saggezza, magari eleggendo rappresentanti non imbevuti da immaginazioni messianiche e suggestioni di governo assoluto. Stiamo parlando delle possibili conseguenze successive alla inusitata capacità, da parte dell’Iran, di aver colpito una base USA in Giordania, distruggendone mezzi e uccidendo alcuni militari statunitensi. Probabile che un aiuto tecnico sia venuto dalla Russia o dalla Cina. E allora ci si chiede: cosa significa vendersi la pelle dell’amico?
Russia e Cina non esiteranno nelle prossime settimane a disfarsi dell’Iran, lasciandolo pure invadere da Usa e Israele, ottenendo in cambio però qualcosa a loro urgente e importante.
La Russia deve scongiurare il rischio che i Patriot vengano realmente istallati sul suolo ucraino; la Cina, dall’altro lato, desidera un argine alle pretese di Taiwan nel reclamare sicurezza alla sua indipendenza, manifestazione che sembra più provocatoria di quella ucraina nell’aver reclamato alcune zone di quel territorio come integralmente ucraine e che invece sono completamente russofone. In effetti la questione Ucraina avrebbe potuto risolversi anche in pochi mesi, già nel 2022, lasciando alla Russia le zone del Donbass e così risparmiando migliaia di vittime, milioni di profughi e un collasso economico che sta travolgendo l’Unione Europea, scesa, lancia in resta, a difesa dell’Ucraina. Si sa però come la saggezza non faccia parte della sfera politica, almeno in questi ultimi centoventisei anni, anni che ci hanno mostrato, oltre a due guerre mondiali, molti altri conflitti, sorti dopo la pessima gestione del crollo dell’imperialismo inglese e francese. La politica internazionale si è andata così, man mano, omologando alle dottrine americane ed al loro radicamento, lasciando agli Stati Uniti il controllo delle libertà individuali di popoli, popolazioni, etnie, territorialità. Tale dimensione politica non significa affatto una promozione dei diritti e una tutela concreta delle libertà fondamentali. Tutt’altro. Ed è realtà di questi giorni se pensiamo all’Iran: siamo o non siamo di fronte all’invasione di uno Stato legittimamente riconosciuto, membro dell'ONU?






