Nella Ratta di Günter Grass, all’uomo sopravvivono i ratti. Nell’edizione russa uscita quest’anno non sono sopravvissuti, invece, due nomi. Una riga nera copre le parole “un certo Hitler e un certo Stalin” nella frase in cui lo scrittore tedesco raccontava come i due dittatori avessero “divorato tutta la Polonia”, alludendo al patto Molotov-Ribbentrop e alla spartizione del Paese nel 1939. A quarant’anni dalla pubblicazione del romanzo, quelle poche parole non hanno passato la frontiera. Una nota a piè di pagina informa il lettore che il frammento è stato rimosso “in conformità con i requisiti della legislazione della Federazione Russa”.

Il libro, però, non è stato proibito. Anzi: si può leggerne la catastrofe ecologica, l’umanità consegnata alla propria autodistruzione, i ratti destinati a ereditare le rovine del mondo. Solo, bisogna fare attenzione quando dalla fine del mondo si torna alla storia del Novecento. Nella Russia di Vladimir Putin, infatti, l’accostamento tra Hitler e Stalin entra in collisione con il grande racconto che lo Stato ha costruito intorno alla “Grande guerra patriottica”. Dal 2021 una legge vieta di identificare pubblicamente obiettivi, decisioni e azioni della leadership e delle forze sovietiche con quelli della Germania nazista.