L’analisi di Cappellini: chi tifa per Putin da posizioni opposte
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
C'è uno spettro che si aggira per l'Europa», solo che non siamo più ai tempi del Manifesto di Marx ed Engels. Lo spettro non è più il comunismo è il rossobrunismo. Ma la reazione verso lo spettro è rimasta più o meno la stessa descritta dai due filosofi, da parte di un bel pezzo di establishment: «Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro». Ovviamente tutti gli spettri sono piuttosto impalpabili e li si può immaginare un po' come si vuole. Ecco allora che i rossobruni sono sempre i cattivi e sono sempre gli altri. Del resto, il termine è di abusato uso giornalistico. In questa scatola politica piuttosto recente si può mettere di tutto anche a partire dalla definizione debole che dà la Crusca di Rossobrunismo: «Ideologia o cultura politica caratterizzata dalla convergenza tra posizioni proprie dell'estrema destra e dell'estrema sinistra». Ma forse proprio per questo il termine ha avuto successo, è uno spettro Prêt-à-Porter. In questo senso il libro appena pubblicato per i tipi di Utet a firma di Stefano Cappellini - vicedirettore di Repubblica - aiuta a fare un po' d'ordine e a tracciare una storia del fenomeno: Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia (pagg. 206, euro 19).








