BOLOGNA – È una storia che arriva da lontano, dalla Francia di fine Ottocento, per arrivare alla sala di Vannacci con 2000 italiani che inneggiano “Generale, Generale” quella che hanno raccontato il vicedirettore Stefano Cappellini, autore del saggio, Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia (Utet), in dialogo con lo storico Miguel Gotor, moderati da Giovanni Egidio. A Gotor spetta inquadrare il fenomeno nella storia. “Nasce in Francia, che si conferma laboratorio delle idee politiche prima culturali, ma attecchisce anche in Italia nei primi tempi del fascismo, quelli di Sansepolcro, e quelli di Salo’”. A tal proposito Gotor cita un appello che nel ’36 Ugo Pecchioli, segretario del Partito comunista italiano fece ai “fratelli in camicia nera” chiedendo loro di tornare ai valori delle origini come la ridistribuzione delle terre e salario minimo.

Non solo, lo storico, segnala che dopo la guerra, 34mila iscritti del Pci arrivano direttamente da Salò. Opposti che si toccano dunque, senza cadere nell’equivoco che si equivalgano. “ Non si tratta di un libro che equipara comunismo a fascismo, è un libro scritto perché al contrario mi piacerebbe evidenziare le differenze. Tra cosa ha rappresentato il comunismo in questo Paese e cosa il fascismo c’è una differenza enorme. Quando incontro un politico, un partito, pronto ad affermare di essere ‘oltre destra e sinistra’, come i 5 stelle di Grillo, mi preoccupo. Sono convinto che il confine culturale ed etico esista eccome. Non deve precludere al dialogo ma esiste e diffido di chi lo vuole cancellare”.