Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiUn amico nigeriano, in vena di confidenze, tempo fa si è lasciato sfuggire una considerazione politicamente molto scorretta. Tutto sommato, ha confessato, in Africa ci starebbe bene un po' di nuovo colonialismo. La frase ricordava il nostro antico "si stava meglio quando si stava peggio", ma l'amico in questione è sulla trentina, vive in Lombardia da cinque anni, ha un fisico da peso massimo. È sbarcato come clandestino in Calabria, dopo il solito calvario marittimo, e a lungo ha chiesto l'elemosina a Milano. Quindi si è trasformato in ciclofattorino, ora sta per intraprendere la sognata, e certo più lucrosa, carriera di camionista.

Rappresenta insomma un faticoso esempio di integrazione, la qual cosa non lo esenta dal parlare malissimo del continente d'origine, in particolare della sua classe politica. Lui stesso incarna perfettamente il nuovo tipo di migrante irregolare apparso da noi negli ultimi tempi, e poi balzato sotto i riflettori mondiali con l'invasione di Ceuta, Come lui infatti la grande maggioranza degli africani che oggi si mette in viaggio rischiando la vita non è formata da disperati nè da individui politicizzati, ma da “avventurieri” (come vengono chiamati in patria) e “fuori etnia”(cioè sopravvissuti al crollo delle identità tribali, etniche e statuali del loro Paese).