Ennesima morte al Centro per i rimpatri di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. Un uomo di 32 anni, originario della Tunisia, nella giornata di ieri si sarebbe tolto la vita gettandosi da un tetto della struttura.
Dopo il suicidio, nel Centro sarebbe scoppiata la protesta dei migranti detenuti, che avrebbero appiccato il fuoco a diversi moduli, provocando anche un ferito. Sul posto sono intervenuti I vigili del fuoco, un'eliambulanza e i sanitari del 118.
Sul caso sono in corso indagini da parte delle forze dell'ordine. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'uomo nelle ultime settimane aveva avuto problemi psichiatrici.
Non sarebbe il primo episodio simile. Due anni fa, il 5 agosto, a perdere la vita in condizioni ancora da accertare fu Oussama Darkauoi: 22 anni, del Marocco.
La garante delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D'anzi, si è subito attivata per raggiungere la struttura e verificare le condizioni degli altri trattenuti: "Pur avendo chiesto di entrare non ho potuto accedere nella struttura in quanto non vi erano le condizioni di sicurezza - racconta - Rispettando il riserbo delle fasi di indagini e nutrendo piena e incondizionata fiducia nella magistratura torno a chiedere con ancora più determinazione la chiusura di tutti i Cpr e l’abolizione della detenzione amministrativa. I Cpr sono strutture di detenzione amministrativa dove vengono trattenuti i cittadini non comunitari che non hanno commesso alcun reato e sono privi di regolare documento di soggiorno o già colpiti da un provvedimento di espulsione. La loro unica colpa è di essere nati poveri e di fuggire da guerre, violenze, fame, desertificazione. Alcuni vivono in condizione di marginalità, per altri il permesso di soggiorno è scaduto mentre erano in carcere e, una volta scontata la pena detentiva, vengono trasferiti nei Cpr".










