Un 30enne tunisino, L.D., è morto cadendo dal tetto del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio, a Potenza. L’evento ha fatto scoppiare diversi disordini nel centro, per cui otto persone trattenute sono state arrestate dalle forze dell’ordine. Arturo Covella, avvocato che segue il caso, ha riferito a ilfattoquotidiano.it che l’episodio è arrivato al culmine di diverse tensioni all’interno della struttura, causate “dal caldo, dal cibo andato a male e dalla mancanza di acqua fresca, che aveva portato altri due ragazzi a ingerire del vetro e della candeggina”. Intervistato al termine di una visita al Cpr, Covella ha spiegato che L.D. viveva da diversi giorni fuori dai moduli, accampato con un materasso vicino al campo di calcetto a causa di problemi psichiatrici che erano già stati riscontrati in precedenza. Secondo le ricostruzioni, non ancora documentate, il giovane era stato in altri Cpr, dai quali era uscito tutte le volte a causa di questi disturbi. “Lui era entrato in Cpr venerdì e da quel giorno non ha fatto visite o screening, ma aveva in mano i documenti che accertavano la sua fragilità psichiatrica. Chi ha accertato che il ragazzo era sano e poteva stare in comunità ristretta?”, si chiede.