di

Allegra Ferrante

Il caso del San Raffaele porta a valutare misure extra su tutta la rete. Casazza (Ats): «Un episodio come questo può diventare l’elemento per un affondo specifico su un settore». Il sistema «witness» rallentato dai costi di installazione: «Potrebbe diventare obbligatorio per l'accreditamento»

Il caso non si chiude con il San Raffaele. Dopo lo scambio di provette del 23 luglio — quando l’embrione di una coppia è stato trasferito nell’utero della paziente di un’altra — e la sospensione del laboratorio di Embriologia per almeno quindici giorni, Regione e Ats guardano all’intera rete lombarda. «Andremo a vedere quali indicazioni dare agli altri centri — spiega Silvano Casazza, direttore generale dell’Ats Città metropolitana di Milano —. La vigilanza non è solo sul San Raffaele, ma su tutti i laboratori».

Le verifiche, dunque: un’attività che rientra nei controlli ordinari già in capo all’azienda sanitaria. Seguono una regola precisa: ogni Ats redige infatti un piano annuale, sulla base delle indicazioni di Regione Lombardia e dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario. Ancora Casazza: «Un episodio come questo — spiega — può diventare l’elemento per un affondo specifico su un settore». Ma la decisione arriverà solo al termine degli approfondimenti in corso: «Se stabilito — prosegue — dovrà essere esteso a tutti i centri di Pma della regione».