di
Allegra Ferrante
Al San Raffaele l’acquisto del sistema RI Witness era arrivato a un’«approvazione informale il 21 luglio»: due giorni prima dell’errore. Biologhe, buchi nella ricostruzione
Dopo lo scambio di embrioni al San Raffaele, i vertici della Sanità pubblica spingono perché nei centri di Procreazione medicalmente assistita entri il macchinario anti-errore. «Si raccomanda di acquisire il sistema di testimonianza elettronica, considerati i volumi di attività del Centro»: è l’indicazione recapitata all’ospedale dagli ispettori del Centro nazionale trapianti e dell’Ats al termine dei controlli. Un’indicazione che verosimilmente vale anche per gli altri, dal momento che a Milano lo avrebbero in quattro: Mangiagalli, San Paolo, Igea e la clinica La Madonnina. Il sistema RI Witness è sul mercato dal 2007 con oltre trecento installazioni nel mondo. Ma in Italia non è mai diventato obbligatorio: averlo o no dipende dalla scelta del singolo centro. Non aspetta che qualcuno si ricordi di controllare; su piastre e provette si applicano etichette a radiofrequenza, i lettori nelle postazioni le riconoscono da soli e bloccano tutto se sul banco arriva materiale di un’altra paziente.
Controlla a prescindere dall’operatore, spiega un responsabile di un’azienda del settore che ha seguito l’installazione al Ca’ Granda. Oggi quella verifica spetta a un secondo biologo, il testimone, che ricontrolla il lavoro del collega. «Il testimone umano e quello elettronico non sono la stessa cosa»: uno guarda e ricorda, l’altro no. Molti ospedali hanno avviato «colloqui esplorativi», racconta, ma dalla proposta alla macchina in funzione passano ordine, consegna, installazione, formazione, l’aggancio ai sistemi informatici. Nel privato si compra e si installa; nel pubblico serve un bando, e i mesi si allungano. Pesa il costo. Ogni postazione va coperta, «intorno ai 5-6 mila euro circa». Al San Raffaele l’acquisto era arrivato a un’«approvazione informale il 21 luglio». Due giorni prima dell’errore.











