L'ospedale San Raffaele, a Milano

Turnover, carenza di personale e witnessing elettronico: i dubbi sulla sicurezza della Pma al San Raffaele di Milano dopo lo scambio di provette. Nicola Di Marco, consigliere regionale e capogruppo M5S in Lombardia a Fanpage.it: “Basta rassicurazioni, intervenire”.

Un elevato turnover tra i biologi e una carenza di personale che, come riferito a Fanpage.it da fonti vicine all'ospedale, potrebbe aver inciso sulla continuità dell'esperienza e sulla corretta applicazione delle procedure. È questo uno degli elementi emersi dopo l'errore avvenuto al Centro di procreazione medicalmente assistita del San Raffaele di Milano dove a fine luglio a una donna è stato trasferito l'embrione destinato a un'altra coppia. Secondo la ricostruzione, l'errore sarebbe nato da un'errata interpretazione della sequenza delle pazienti inserita nel programma operativo, ha portato la Regione a sospendere per 15 giorni l'attività del laboratorio.

Un elemento, poi, appare particolarmente significativo. Secondo le informazioni raccolte da fonti vicine all'ospedale, da tempo gli stessi operatori avrebbero sollecitato l'introduzione di un sistema di witnessing elettronico, ovvero una tecnologia in grado di identificare e tracciare in tempo reale ovociti, spermatozoi ed embrioni, per ridurre gli errori umani e garantire la tracciabilità delle cellule. In assenza di sistemi automatizzati, il Manuale per la gestione di un laboratorio di PMA, approvato dal Centro Nazionale Trapianti e dalla SIERR, richiama, inoltre, la necessità della presenza di un secondo operatore nei passaggi critici che possano comportare lo scambio di gameti o embrioni. Nel caso del San Raffaele, dunque, il tema non è soltanto capire come sia stato possibile confondere la sequenza delle pazienti. Diventa centrale ricostruire quali barriere di sicurezza fossero concretamente operative, quali fossero state richieste dagli operatori e quali eventualmente non fossero ancora state introdotte. Il caso arriva, inoltre, pochi mesi dopo l'audizione in Regione dell'assessore al Welfare Guido Bertolaso sul precedente episodio che aveva coinvolto il San Raffaele nel dicembre scorso. In quell'occasione Bertolaso aveva ribadito che la sanzione da 12mila euro dell'Ats rappresentava il massimo previsto dalla normativa allora vigente e aveva annunciato un lavoro per rivedere (ed eventualmente inasprire) il sistema sanzionatorio.