Un “errore umano” che, secondo le parole di una relazione dello stesso ospedale, evidenzia una “vulnerabilità complessiva” del sistema. Il San Raffaele di Milano è di nuovo al centro di una vicenda di cronaca. Dopo il caos che ha paralizzato il padiglione “Iceberg” lo scorso dicembre, e le polemiche per il licenziamento Margherita Napolitano, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e storica delegata Cub, che aveva denunciato pubblicamente le carenze di personale, i turni insostenibili e il ricorso a cooperative, la struttura milanese torna ad occupare le pagine dei giornali. E non per il suo riconosciuto ruolo di eccellenza sanitaria. Alla fine di luglio, nel centro di Procreazione medicalmente assistita del San Raffaele – che fa parte del Gruppo San Donato ed è un istituto privato che opera in convenzione con il Servizio sanitario regionale -, è stato impiantato ad una donna un embrione crioconservato che era destinato a un’altra coppia.

L’Ats di Milano, come aveva fatto sapere la Regione qualche giorno fa, ha sospeso per quindici giorni l’attività del Laboratorio di Embriologia dell’ospedale che si occupa di Pma, parlando di “non conformità riscontrate nel corso di ispezioni”, una delle quali effettuata congiuntamente con il ministero della Salute. Pochi giorni dopo, è emersa la spiegazione della sospensione: in sala d’attesa c’erano due donne, ma quella che doveva essere chiamata per prima è stata invece convocata per seconda, con il transfer eseguito quindi alla paziente sbagliata. Nel centro si sono accorti subito dello scambio, appena otto minuti dopo. Ma sono passate 24 ore prima che la donna a cui è stato impiantato l’embrione sbagliato fosse convocata e accettasse di procedere con un’aspirazione endometriale, per evitare una gravidanza con un feto biologicamente non proprio. La seconda coppia, invece, non è stata avvertita subito, anche per evitare ulteriore stress. Ma per loro l’operazione è andata a buon fine, con il transfer di un secondo embrione corretto al termine di una giornata che in ogni caso ha portato a galla, si legge in una relazione del San Raffaele, una “vulnerabilità complessiva” del sistema. Ogni anno in Italia vengono eseguiti circa 100mila cicli di procreazione medicalmente assistita. Secondo la letteratura scientifica, la possibilità di un errore del genere si aggira in un caso ogni 10mila -12mila cicli di Pma. Anche se di molti casi non si viene mai a conoscenza.