SUSEGANA «Un giorno una signora mi disse: prima del successo c'è il sacrificio»: con queste parole Tonino dell'osteria "Ciao Bei" di via Mercatelli Sant'Anna a Susegana ha voluto riassumere la filosofia del suo locale. Fuori dall'osteria non è presente nessuna insegna, ma in realtà gli affezionati clienti non ne hanno bisogno e, grazie al passaparola, neanche i nuovi avventori. "Ciao Bei" è un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato: il rituale della ristorazione è considerato "sacro" e il cliente, quando varca la soglia del locale, si sente in famiglia. L'accoglienza, infatti, è lontana da ogni tecnicismo e ruffianeria, permettendo a tutti di sperimentare l'autenticità delle relazioni.

Artigianato Vivo compie 45 anni: oltre 200 artigiani e nove giorni di eventi La storia «Dobbiamo tutto a mia madre Rina Mattiuzzo - racconta l'attuale titolare Antonio, per gli amici Tonino -, originaria di Nervesa della Battaglia. Lei ha aperto questa osteria nel 1953 e all'epoca proponeva pane e sopressa. Nel secondo Dopoguerra, in queste zone tanta gente era povera e andare a mangiare fuori era un lusso. Suo fratello lavorava a Spresiano dove, in alcune trattorie, cucinavano le braciole». «Per questo - continua - ha costruito un camino: da allora la mamma ha cominciato a proporle ai nostri clienti che venivano da noi per gustare la sopressa con la polenta, le braciole con radici e fasioi e la gazzosa fresca con il vin moro servita dentro una scodella. Poi è arrivato il boom economico. Tanti uomini sono andati a lavorare nelle fabbriche della zona, penso alla Zoppas, e hanno cominciato a diventare 'signori' perché avevano le ferie, la tredicesima e uno stipendio fisso». Tonino racconta che anche chi lavorava negli stabilimenti di Marghera, partendo da una situazione di povertà, ha iniziato a diventare «signore» e a «ciapar soldi», permettendosi di poter raggiungere le colline di Conegliano e Valdobbiadene, ora patrimonio dell'Umanità, per "respirare l'aria bona".L'Osteria alla Chiesa al capolinea: dopo 17 anni chiude i battenti, era anche entrata nella Guida Michelin Sacrifici «Mia mamma ha fatto tanto sacrifici - prosegue -. Abbiamo trascurato la salute perché, anche quando l'osteria era chiusa, non era mai finita. Mio padre è morto giovane a causa di una broncopolmonite e quindi mia mamma ha dovuto portare avanti la baracca da sola. Aveva anche delle mucche nella stalla e all'epoca la latteria di Soligo passava da noi per raccogliere il latte. Ad un certo punto, ha dovuto lasciar perdere le vacche perché, per gli impegni in osteria, a volte le capitava di andare a mungerle a mezzanotte e gli animali si lamentavano tutto il giorno».«Tutti i sacrifici li ha fatti per me - sottolinea Tonino -, ma l'ho capito solo quando è mancata nel maggio del 2009. Con lei aveva solo una corona del rosario di plastica e basta. La mia grande fortuna è stata quella di trovare una moglie, Emiliana, che mi vuole bene. Cercavo una morosa alla quale piacesse lavorare in osteria. Quella che ho trovato non ci aveva mai messo piede, ma è diventata più brava di quelle del mestiere». Tonino racconta che ai tempi della scuola, quando studiava per diventare ragioniere al Collegio Balbi-Valier, si metteva sui libri di notte perché di giorno doveva lavorare. «Ora è tutto diverso - conclude -. La mamma aveva il dono dell'accoglienza e, quando qualcuno si comportava male, gli diceva senza problemi 'sei un mona' e poi toccava a me sistemare la situazione. Io non ero bravo come lei e spesso dormivo in piedi. Lei era preoccupata che, dopo la sua morte, io potessi fallire, ma sono ancora qui a 70 anni grazie al sostegno di mia moglie. Ai giovani dico che, se vogliono fare questo mestiere, devono essere pronti ai sacrifici: prima del successo, infatti, c'è sempre il sacrificio».