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«Il rischio di contrarre l’infezione da “Vibrio vulnificus” nelle acque italiane è estremamente basso, nonostante in passato siano state trovate tracce del batterio anche nel nostro Paese». A precisarlo è l’Istituto superiore di Sanità, che disinnesca la possibile deriva allarmistica relativa alla diffusione del cosiddetto “batterio mangiacarne” che, in realtà, fa parte della specie “Vibrio”. Si tratta di un agente patogeno finito sotto i riflettori internazionali dopo le notizie arrivate dagli Usa, che parlano di alcune vittime in Florida.

Nel 2005 l’Università di Messina si era occupata del “Vibrio vulnificus”, accertandone la presenza nelle acque dello Stretto, tra Sicilia e Calabria. In questi 21 anni non si sono mai registrati casi di infezione grave provocati dal batterio. La trasmissione di questo patogeno può avvenire tramite il consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare causando sintomi gastroenterici facilmente risolvibili senza terapia, oppure tramite l’esposizione di ferite aperte in acque salate/salmastre. «Il rischio – evidenzia l’Istituto superiore della Sanità – può essere ulteriormente ridotto evitando di fare il bagno con ferite aperte, cautela da utilizzare sempre, soprattutto se si è in uno stato di compromissione del sistema immunitario, e adottando le precauzioni sull'alimentazione valide anche per diversi altri patogeni, evitando il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti».