Sono innumerevoli i no che ormai circondano Trump: da febbraio ad oggi, gli sono cresciuti intorno alti come le sbarre di una gabbia, gli impediscono ormai di muoversi sulla scacchiera mediorientale. Il presidente è a corto di munizioni contro l’Iran, opzioni di tregua da Gaza a Teheran.

Un no il presidente l’ha incassato da Netanyahu domenica scorsa al piano del Board of Peace per il disarmo di Hamas e il ritiro del suo esercito dalla Striscia. (Un piano che ha ottenuto l’approvazione anche dal dicastero degli Esteri tedesco, dove viene letto come «un’opportunità»). Anche se forse, per la Striscia, uno spiraglio si è aperto nelle ultime ore; una possibilità per il piano c’è: lo avrebbe detto Bibi a Jared Kushner, scrive il Jerusalem Post. Se qualche chance per il ritiro dell’Idf da Gaza sembra esserci, non se ne intravede alcuna per il Libano, dove lunedì si sono registrati nuovi attacchi: tre; a Kfar Tebnit, Nabatieh al-Fawqa e Mansouri.

«Stiamo solo negoziando in modo informale con loro»: Trump, parlando ad Axios dei suoi nemici iraniani, descrivendo una Teheran trafitta dall’inflazione e ormai senza denaro, ha spiegato che i negoziati in corso sono low-keying, di basso profilo.

La mossa di Netanyahu: no al piano di Trump su Gaza per vincere le elezioni