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Da alcuni mesi l’Università Pegaso, una delle più grandi università telematiche italiane, è oggetto di due indagini, una in Italia e una in Spagna. A Napoli la procura sta indagando su oltre 4mila iscrizioni che ritiene siano irregolari. In Spagna, invece, l’indagine è nata dalla denuncia di un ente di formazione che aveva una collaborazione con Pegaso e che ora accusa l’ateneo di gestire alcuni percorsi formativi in modo fraudolento.
Le indagini stanno complicando il tentativo dell’università di costruirsi una nuova immagine e segnare una discontinuità rispetto alla gestione di Danilo Iervolino, fondatore dell’ateneo, che lo dirigeva all’epoca dei fatti contestati e indagato sia nell’indagine di Napoli che in quella spagnola.
L’università Pegaso venne fondata nel 2006 con l’obiettivo, comune ad altre università telematiche, di rendere accessibili le lauree a persone con difficoltà a ottenerle in un ateneo tradizionale. Negli anni è cresciuta anche grazie a una rete estesa di collaborazioni con enti formativi stranieri, e a una comunicazione pubblicitaria massiccia.
La sua crescita si è basata soprattutto sull’offerta di lauree e master a prezzi contenuti. Per molti anni nella sua rete di collaboratori sono entrati enti formativi di tutti i tipi, anche molto meno regolamentati e rigorosi di un’università. In generale le università telematiche non godono di una buona reputazione, perché operano in un settore meno regolamentato e sono accusate di privilegiare l’aumento degli iscritti rispetto alla qualità, approfittando dei tempi più lunghi e della farraginosità del sistema universitario tradizionale.







