Secondo i pm avrebbe presentato come proprio un elaborato già discusso alla Luiss. Pegaso, dopo accurati controlli con software antiplagio, si ritiene parte lesa e si costuirà parte civile

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Si chiudono le indagini sul caso della laurea di Maria Rosaria Boccia. L’atto è stato depositato oggi al Tribunale di Napoli, sezione Sicurezza dei Sistemi Informatici, come riportato da Fanpage. Al centro dell’inchiesta c’è la tesi di laurea presentata dall’imprenditrice - al centro delle cronache per il legame avuto con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano - all’Università telematica Pegaso. Che però non ci sta e ritenendosi parte lesa si costituirà parte civile.La Procura partenopea le contesta due ipotesi di reato: la prima riguarda l’elaborato discusso in occasione dell’esame di laurea del Corso di Economia e Management, sostenuto in modalità telematica il 23 gennaio 2023. Secondo l’accusa, Boccia avrebbe presentato come proprio un lavoro dal titolo: "Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica". Una tesi che - stando agli accertamenti - sarebbe in larga parte sovrapponibile a quella di un’altra studentessa, laureata alla Luiss di Roma nell’anno accademico 2017/2018 con una tesi triennale dal medesimo titolo.Il dato contestato dagli inquirenti è particolarmente rilevante: dagli accertamenti sarebbe emerso un tasso di plagio pari al 91%. Di questa percentuale, almeno il 70% proverrebbe - secondo la Procura - dall’elaborato attribuibile all’altra studentessa. La contestazione viene aggravata dal fatto che da quella tesi sarebbe derivato il conseguimento del titolo di laurea.Ma l'università telematica Pegaso ha fatto partire la denuncia ritenendosi parte lesa e costituendosi parte civile dopo accurati controlli svolti con software antiplagio.Il secondo capo d’accusa riguarda invece una presunta falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione. Il 19 dicembre 2022, poco più di un mese prima della laurea, Boccia avrebbe firmato una "Dichiarazione di originalità dell'elaborato" indirizzata all’Università Telematica Pegaso. In quel documento avrebbe dichiarato che la tesi era originale, autentica, frutto del proprio lavoro e non trascritta o copiata da altre sorgenti, salvo eventuali parti esplicitamente citate. Una ricostruzione che, secondo la Procura, sarebbe smentita dagli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza di Napoli e dalla stessa Università Telematica Pegaso. Anche in questo caso il punto centrale resta il medesimo: plagio al 91%, con almeno il 70% riconducibile all’elaborato dell’altra studentessa.