Stupisce lo stupore che ha accompagnato le dichiarazioni di Conte e Bonelli sul conflitto in Ucraina. E mentre il Pd si affretta a dichiarare che loro supportano e supporteranno gli aggrediti e non l’aggressore, vengono al pettine i nodi di un’alleanza politica, il Campo Largo, sbagliata nelle premesse. E le premesse sono da ricercare nell’aver affidato la linea politica alla calcolatrice. Nel 2022 la coalizione guidata dal Pd si fermò al 26%. Ma sommando 5 Stelle e Terzo Polo, l'area alternativa al centrodestra arrivava sulla carta al 46%, tre punti sopra Giorgia Meloni. Siccome a una parte della sinistra l’autocritica piace solo quando la fanno gli altri, iniziò a girare la tesi che Meloni è minoranza nel Paese e che ha vinto solo perché “eravamo divisi”.

Da lì nasce lo slogan “testardamente unitari”, che altro non è se non il riproporsi della “via aritmetica a Palazzo Chigi” già perseguita nel 1994 e nel 2006, con il risultato sostanziale di aver portato in entrambi i casi la destra al governo (nel secondo caso bisognerà attendere un interludio breve e litigioso). L’idea che si possa vincere sommando sigle e liste, che devono convivere sulla scheda prima e in parlamento poi nonostante differenze profonde su elementi decisivi dell’azione di governo, che è sostanzialmente alla base del “testardamente unitari”, riflette un’idea vetusta della politica.