Nei Paesi ricchi la quota di anziani colpiti da demenza si sta riducendo, secondo una nuova generazione di studi demografici. Il calo, del 13% per decennio in sei paesi tra Nord America ed Europa, ridimensiona le proiezioni più allarmistiche e sposta l’attenzione dalla ricerca sui farmaci – ancora incerta – alla prevenzione: istruzione, salute cardiovascolare e persino la vaccinazione anti-zoster si confermano leve concrete per la sanità pubblica

Per decenni la narrazione dominante è stata quella dell’epidemia inarrestabile: più anziani, più demenza, più costi per i sistemi sanitari. Una nuova generazione di studi demografici racconta però una storia diversa – e per certi versi sorprendente. Nei Paesi ricchi, la quota di anziani colpiti da demenza si sta riducendo, e in modo significativo, come emerge da una recente analisi dell’Economist basata su una serie di studi demografici e clinici pubblicati negli ultimi anni.

Un crollo che ha sorpreso gli stessi ricercatori

Eric Stallard, attuario ed epidemiologo, ha impiegato due anni e mezzo a verificare i propri dati prima di pubblicarli, tanto i risultati contraddicevano le aspettative. Il suo studio, uscito sul Journal of the American Medical Association, mostra che la quota di americani tra 85 e 89 anni con demenza è passata da circa il 30% di quarant’anni fa a circa il 10% nel 2024.