Sedentarietà, fumo, basso livello d'istruzione e isolamento sociale. Sono questi i fattori di rischio modificabili su cui intervenire per prevenire circa la metà dei casi di demenza. Eppure, le campagne di sensibilizzazione per la prevenzione di questa condizione sembrano non bastare: il loro impatto nel convincere le persone a modificare le proprie abitudini e adottare uno stile di vita più salutare è limitato. A raccontarlo è una revisione internazionale coordinata dalla Curtin University e pubblicata sulla rivista The Lancet Healthy Longevity che ha evidenziato, appunto, il bisogno di strategie più coinvolgenti, personalizzate e orientate alla comunità per influenzare realmente i comportamenti delle persone e ridurre così il rischio di demenza.
Il divario tra sapere e fare
Analizzando campagne di sensibilizzazione e programmi di salute pubblica in 8 Paesi, i risultati della nuova ricerca mostrano come ci sia un netto divario tra ciò che le persone sanno e ciò che fanno per prevenire la demenza. “Fino al 45% dei casi di demenza sono legati a fattori modificabili che possiamo cambiare, come il nostro stile di vita, il nostro stato di salute e l'ambiente in cui viviamo”, ha spiegato l'autore Mario Siervo. “Ma limitarsi a informare le persone sui rischi non basta; le campagne di sensibilizzazione sono importanti, ma da sole raramente portano a cambiamenti comportamentali significativi o duraturi”.








