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Serena Milano *
Nel 2015 cinque pecore Saltasassi sono arrivate nella casa della veterinaria Chiara Motta. Da allora, tra tosatura, filatura e nuovi allevatori, è iniziata una piccola grande sfida per salvare una razza autoctona piemontese
Chiara Motta è medico veterinario. Si occupa di piccoli animali domestici. Fino al 2013 non aveva nulla a che vedere né con l’allevamento né con le pecore. L’unica lana che conosceva era quella dei gomitoli che, da bambina, aveva imparato a sferruzzare con la nonna. Ma nella vita, ci sono momenti in cui tutto quel che succede sembra concorrere a comporre un disegno preciso, come tessere di un mosaico che forse sono frutto del caso o forse no, ma in ogni caso, cambiano la vita in modo imprevedibile.
«È successo tutto molto rapidamente — ci racconta — visitando una mostra a Biella ho scoperto il mondo della lana. C’erano grandi sacchi di vello appena tosato e ho realizzato, per la prima volta, che da ogni razza di pecora si ricava una lana molto diversa: nel colore, nella consistenza, addirittura nel profumo. Un mondo che mi ha subito affascinata». Proprio nello stesso periodo Chiara intercetta l’appello dell’associazione Rare (Razze autoctone a rischio di estinzione), per salvare gli ultimi capi della pecora Saltasassi, tipica del Verbano-Cusio-Ossola: «Una razza della mia zona stava per scomparire e io, prima di allora, non sapevo nemmeno che esistesse. È scattato subito qualcosa, ho sentito l’impulso di fare qualcosa per evitare di perdere un patrimonio così grande. Una razza è frutto di storia, di adattamento ai luoghi, di lavoro, di saperi».









