Con un'accorata lettera indirizzata via pec, lo scorso 2 luglio, al sindaco di Triora Massimo Di Fazio, all'Assessore all'Agricoltura della Regione Liguria Alessandro Piana e al Presidente dell'Ente Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri Alessandro Alessandri, Slow Food Nazionale scende in campo in difesa della storica e sempre più rara pecora brigasca. Antichissimo ovino rustico da latte, presidio Slow Food, originario delle pendici del Monte Saccarello (la vetta più alta della Liguria, punto di incontro tra le valli Tanaro, Roja e Argentina) celebre per la produzione di formaggi tradizionali di grande qualità: la toma, la ricotta e il bruss, tutti rigorosamente di pecora brigasca.

L'Associazione si è schierata a fianco del pastore residente ad Albenga Aldo Lo Manto, che da una ventina d'anni ormai porta a pascolare le sue circa mille pecore di purissima razza brigasca , peraltro a rischio estinzione, sulle pendici del Monte Saccarello, nel Comune di Triora. Ma dal prossimo anno tutto potrebbe cambiare . Perché un recente bando del Comune riserva l’utilizzo del grande pascolo di circa 200 ettari ai residenti da almeno tre anni a Triora. Escludendo di fatto l'albenganese Lo Manto, che come si legge nella lettera alle istituzioni firmata dalla Presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini "è l'ultimo pastore dell'unico Presidio Slow Food ligure dedicato alla salvaguardia della razza ovina storica, iscritta all'anagrafe nazionale della biodiversità, di grande interesse agricolo e alimentare”. Grazie al suo legale, l'avvocato genovese Riccardo Lertora, Lo Manto è riuscito a ottenere una proroga all'utilizzo del pascolo fino a maggio 2027. Poi, se nulla cambierà, per le sue adorate pecore, private secondo il pastore di uno dei pochissimi pascoli rimasti adatti a questi animali, che hanno un'alimentazione particolare, il destino è segnato.