di
Luigi Benedicto Borges
Il giardiniere, la giocatrice di calcio, il bambino di 9 anni e gli altri: appelli social delle famiglie. Ma molti minori continuano a rimanere nascosti e non si recano nei centri di accoglienza per paura di essere espulsi
«Dove sei andato, Yahya? Oh, figlio di mio fratello e del mio cuore: una presenza fugace che ha sfiorato la mia anima, lasciando tra noi lo sconcerto di chi anela e la nostalgia di chi aspetta. Restiamo qui, sulla soglia dell’attesa, sperando nel tuo ritorno come un fedele attende lo spuntare dell’alba dopo una lunga notte; sappiamo che ogni assenza racchiude in sé una saggezza divina che solo Dio conosce, e che l’anelito è il sacro dono che portano con sé coloro che amano». In questo modo esprime il proprio dolore Younes Al-Omrani, zio del giovane Yahya Al-Omrani, una delle 72.000 persone che la scorsa settimana hanno attraversato a nuoto il confine tra Spagna e Marocco dirette a Ceuta. Da allora, non si hanno più sue notizie. La famiglia ha pubblicato la sua foto su tutti i forum e i social network che ha a disposizione, alla ricerca di qualcuno che lo abbia visto o possa dare qualche informazione su di lui. Pregano che si trovi tra le oltre 50 persone considerate disperse e non tra gli 82 corpi giunti nelle strutture dell’ex Ospedale Militare, dove lavora senza sosta un’équipe di sei medici legali, due dell’Istituto di Medicina Legale di Ceuta e altri quattro giunti come rinforzo dalla penisola iberica.












