Un'inchiesta del Sunday Times rivela la disperazione dei giovani che sono fuggiti nella exclave spagnola, alla ricerca di una vita migliore, lontana dal Makhzen, il Sistema, che diffonde dati macroeconomici che non corrispondono alla "realtà sul terreno"

Il quotidiano britannico 'The Sunday Times' ha pubblicato, in una lunga inchiesta, le testimonianze di alcuni cittadini marocchini, tra le decine di migliaia di persone fuggite dal regno verso la città di Ceuta alla fine di luglio, le quali affermano che preferiscono vivere "senza fissa dimora" in Spagna piuttosto che tornare nell'"inferno" del Marocco.

La lunga inchiesta parte da una domanda fondamentale: perché alcuni marocchini giunti a Ceuta si rifiutano di tornare a casa, pur non avendo né un tetto sopra la testa né cibo a sufficienza?

Nelle loro risposte, affermano di essere fuggiti dalla disoccupazione, dall'aumento del costo della vita, dai bassi salari e dalla carenza di servizi pubblici, soprattutto in ambito sanitario e scolastico, sostenendo che gli indicatori economici citati dal 'Makhzen' (il Sistema, l'apparato statale e governativo del Marocco) non corrispondono alla realtà sul campo.

Tra i casi riportati nell'inchiesta c'è quello di Alae Eddine Boulaaz, 23 anni, che ha lasciato il Paese con il fratello minore, Anas, di 21 anni. Nelle sue dichiarazioni, Alae descrive le terribili condizioni in cui versano i giovani in Marocco, a causa della mancanza di opportunità lavorative, condizioni che hanno spinto migliaia di persone a fuggire dal Paese.