«Non venite. Tornate a casa. Qui non c’è niente». Sono passate appena quarantotto ore e il racconto di Ceuta si è già capovolto. Le stesse persone che attraversavano il confine con l’entusiasmo di chi sentiva di avere finalmente la vita davanti, oggi implorano amici e parenti di restare in Marocco. Maledicono Ceuta, la Spagna e l’Europa. «Meglio tornare a casa», ripetono ai microfoni delle televisioni marocchine. «Qui ci sono solo botte, fame e morti». È impressionante la velocità con cui un sogno può trasformarsi in disillusione. Più passano le ore, più questa vicenda sembra raccontare qualcosa che va oltre una semplice crisi migratoria. Prima ancora di essere un esodo di massa, quella di Ceuta è stata una gigantesca esplosione di speranza. Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto a una lettura sociologica del fenomeno. Nell’ “operazione Ceuta” – perché così dovrebbe essere chiamata – c’è un elemento che non può essere ignorato.

Una barriera anti-migranti lunga 500 metri: così Ceuta chiude l'accesso via mare

Molti dei giovani che hanno tentato di raggiungere Ceuta hanno raccontato di aver deciso di partire dopo aver letto e ascoltato, soprattutto attraverso i social network, che, in concomitanza con la Festa del Trono – la ricorrenza più importante del Regno, che ogni anno celebra il legame tra la monarchia e il popolo e traccia la visione del Paese per il futuro – sarebbe stato possibile attraversare la frontiera. Una voce insistente circolava da settimane: attraverso TikTok, Instagram, Facebook e WhatsApp ha raggiunto migliaia di ragazzi e ragazze da ogni parte del Marocco, convincendoli che quella fosse un’occasione irripetibile. Chi abbia fatto nascere quella voce o semplicemente l’abbia lasciata amplificarsi fino a diventare una mobilitazione nazionale è una domanda alla quale oggi non possiamo ancora rispondere. Ma un fatto rimane. Decine di migliaia di persone si sono messe in viaggio quasi contemporaneamente verso uno dei punti di frontiera più sensibili del Regno. Ed è proprio qui che iniziano gli interrogativi. Com’è possibile che una voce così diffusa, circolata per settimane, non sia stata intercettata dagli apparati di sicurezza? Com’è possibile che migliaia di persone abbiano raggiunto indisturbate Ceuta prima che intervenisse una risposta delle autorità?