TRENTO. La siccità mette in difficoltà l’agricoltura, ma la soluzione non può essere quella di ridurre sistematicamente l’acqua nei fiumi. A sostenerlo sono i consiglieri provinciali del Pd del Trentino Michela Calzà e Paolo Zanella, che chiedono alla Giunta provinciale di rivedere il provvedimento sul deflusso minimo vitale.

Secondo Calzà e Zanella, ridurre il deflusso non può diventare «la scorciatoia per affrontare emergenze ormai ricorrenti». I due consiglieri richiamano anche le osservazioni del CIRF, secondo cui deroghe introdotte come eccezionali rischiano progressivamente di diventare ordinarie. Per questo, sottolineano, sarebbe più corretto parlare di deflusso ecologico, ovvero dell’acqua necessaria a mantenere vivi e funzionanti i corsi d’acqua.

A preoccupare sono anche le conseguenze sull’ecosistema dei fiumi. I pescatori, ricordano i due esponenti del Pd, segnalano che la riduzione delle portate provoca un aumento della temperatura dell’acqua e una diminuzione dell’ossigeno, condizioni che possono avere effetti anche letali sulla fauna ittica.

Per Michela Calzà e Paolo Zanella l’agricoltura deve essere tutelata, ma all’interno di un equilibrio tra i diversi utilizzi dell’acqua. In una situazione di scarsità, sostengono, il sacrificio deve essere distribuito e coinvolgere anche la produzione idroelettrica, senza far ricadere il peso dell’emergenza esclusivamente sui corsi d’acqua e sui loro ecosistemi.