Lascia il carcere ottenendo i domiciliari, Cosimo Leone condannato mesi fa a 10 anni e 10 mesi nel processo, con rito abbreviato, relativo all’inchiesta «Leon» dell’Antimafia di Lecce - culminata a dicembre 2024 con 21 misure cautelari, 11 in carcere e 10 ai domiciliari – sull’esistenza di un’associazione dedita al traffico di droga nel quartiere Salinella che avrebbe fruttato circa mezzo milione di euro. Il giudice Tea Verderosa ha accolto l’istanza di sostituzione della misura cautelare presentata dal suo difensore, l’avvocato Pasquale Blasi. In attesa che cominci il processo d’appello per gli imputati coinvolti nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Milto De Nozza (allora sostituto della Dda) l’imputato aveva rimediato in primo grado una condanna decisamente più bassa di quella chiesta dalla pubblica accusa.
Nel primo giudizio il gup Verderosa aveva inflitto in totale 24 condanne. Tra le pene più alte quella a 16 anni e 8 mesi di carcere di Vincenzo Leone ritenuto il promotore del gruppo criminale, a 11 anni e 8 mesi per Pasquale Lupoli e Giovanni Marzulli e pene da un massimo di 8 anni e 9 mesi a un minimo di 1 anno per gli altri imputati coinvolti. L’inchiesta, nata da una prima indagine della Procura tarantina avrebbe messo in luce l’esistenza di diversi gruppi criminali «tutti collegati tra loro» che avevano operato nel traffico di eroina e cocaina «in maniera autonoma ma sinergica», non solo nel rione Salinella, ma anche nel capoluogo ionico e in altre province.








