Ha fatto discutere la nuova sentenza emessa contro Meta. Il motivo della seconda maxi multa comminata al gruppo guidato da Mark Zuckerberg da un giudice del Tribunale del New Mexico riguarda la violazione di una legge chiamata Unfairs Practices Act. In sostanza, si accoglie una delle principali accuse rivolte a Meta: gli algoritmi di Facebok e di Instagram indirizzano gli utenti verso contenuti dannosi, soprattutto perché violenti. Al colosso americano, in particolare, è stato chiesto di eliminare i like e di sospendere le notifiche sui profili degli utenti più piccoli. Utenti online dalle ventidue alle sette del mattino, con il limite massimo di utilizzo per gli adolescenti di 90 ore al mese. Si tratta di un tempo non irrilevante: in pratica tre ore al giorno. Spesso ci si concentra sui parametri quantitativi della fruizione nell’arco delle giornate, delle settimane, dei mesi, trascurando invece il fatto che un’indicazione utile ai fine dell’accertamento del grado di attività ed interattività degli utenti e di quanto le piattaforme siano centrali nelle esperienze individuali e collettive è quella relativa al numero di volte che un fruitore si collega e si scollega dall’account della piattaforma, avendo sempre e comunque a portata di mano i device mobili, come smartphone e tablet. A Meta è stato anche ordinato di vietare ai minori “qualsiasi interazione romantica o sessualizzata con i chatbot di intelligenza artificiale”. E anche questo è un elemento di novità e di notevole interesse.
Il commento di Francesco Giorgino: «Inutile vietare ai minori le piattaforme social, meglio educare al loro uso»
Non basta che si costituiscano i fondi per il trattamento della salute mentale degli adolescenti grazie alle maxi multe comminate ai gestori delle piattaforme, poiché bisogna operare sul piano della prevenzione più che su quello della cura











