Un tribunale del New Mexico ha ordinato alla società di Zuckerberg di versare altri 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale dei ragazzi, dopo i 375 milioni stabiliti da una giuria a marzo. La sentenza interviene anche sul funzionamento delle piattaforme. Un precedente che può pesare sulle decine di cause aperte negli Stati UnitiUn tribunale del New Mexico ha ordinato alla società di Zuckerberg di versare altri 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale dei ragazzi, dopo i 375 milioni stabiliti da una giuria a marzo. La sentenza interviene anche sul funzionamento delle piattaforme. Un precedente che può pesare sulle decine di cause aperte negli Stati UnitiMeta dovrà mettere sul tavolo altri 567 milioni di dollari per i danni che Facebook e Instagram avrebbero contribuito a provocare ai ragazzi del New Mexico. Una cifra che si somma ai 375 milioni stabiliti da una giuria nello scorso marzo per un totale di 942 milioni. Insomma, tanto ma non una somma insostenibile per una società che nell’ultimo trimestre ha incassato più di 60 miliardi di dollari. Molto più complicate da assorbire potrebbero essere le altre righe della sentenza, quelle in cui il giudice Bryan Biedscheid entra direttamente nel funzionamento dei social network e stabilisce come Meta dovrà comportarsi con gli utenti minorenni dello Stato per i prossimi cinque anni.La decisione, arrivata il 6 agosto a Santa Fe, chiude la seconda fase di una causa iniziata quasi tre anni fa dal procuratore generale del New Mexico Raúl Torrez. Il tribunale ha stabilito che le piattaforme di Meta hanno contribuito a creare un "public nuisance", una situazione di danno alla salute e alla sicurezza collettiva, attraverso caratteristiche progettate per aumentare il coinvolgimento degli utenti e attraverso sistemi che, secondo l’accusa accolta dal giudice, hanno facilitato anche l’esposizione dei minori a predatori e contenuti sessuali. Dei 567 milioni appena ordinati, circa 420 saranno destinati a servizi di trattamento per la salute mentale dei ragazzi mentre il resto finanzierà programmi di prevenzione, screening, informazione e assistenza.Meta ha già annunciato che presenterà ricorso e contesta sia le conclusioni del tribunale sia il modo in cui viene descritta la sicurezza delle sue piattaforme. La società sostiene di avere introdotto negli anni numerosi strumenti di protezione per gli adolescenti e considera alcune delle misure richieste tecnicamente problematiche o eccessivamente invasive. Il processo del New Mexico, però, ha ormai superato una soglia che finora le grandi piattaforme erano riuscite quasi sempre a evitare: un tribunale ha collegato direttamente alcune scelte di progettazione di un social network ai danni subiti dai suoi utenti più giovani.Da un finto account di un tredicenne al processoLa storia comincia nel 2023 con un’inchiesta sotto copertura del Dipartimento di Giustizia del New Mexico. Gli investigatori crearono diversi profili fittizi attribuiti a bambini e adolescenti di 14 anni o meno, osservando cosa sarebbe successo lasciandoli muovere all’interno di Facebook e Instagram. Secondo i risultati presentati successivamente dall’ufficio del procuratore generale, alcuni account ricevettero contenuti sessualmente espliciti attraverso raccomandazioni della piattaforma e furono raggiunti da adulti che chiedevano fotografie o video sessuali. In uno degli esperimenti venne costruito persino il profilo fittizio di una madre che offriva la figlia tredicenne a trafficanti sessuali: nel giro di tre giorni l’account arrivò al limite di 5.000 amici su Facebook e superò i 3.000 follower, senza una particolare attività di promozione.L’indagine portò nel dicembre 2023 alla causa contro Meta Platforms, Mark Zuckerberg e alcune società controllate. L’accusa sosteneva che l’azienda conoscesse da tempo i rischi legati alla propria architettura e alle raccomandazioni algoritmiche, continuando però a presentare Facebook e Instagram come ambienti sufficientemente sicuri per i più giovani. Nel maggio 2024 un’operazione parallela degli investigatori del New Mexico, chiamata “MetaPhile”, portò anche all’arresto di tre uomini accusati di avere contattato profili-esca di minorenni attraverso i servizi di Meta.Il procedimento è stato poi diviso in due parti. Nella prima, conclusa il 24 marzo 2026, una giuria ha ritenuto Meta responsabile di 75 mila violazioni della legge statale sulla tutela dei consumatori, applicando la sanzione massima di 5.000 dollari per ogni violazione: 375 milioni complessivi. Era la prima volta che uno Stato americano riusciva a ottenere in tribunale un verdetto contro una grande piattaforma tecnologica in una causa costruita intorno ai danni provocati ai minori.La seconda parte è andata oltre. Davanti al giudice Biedscheid il New Mexico ha sostenuto che il funzionamento stesso dei prodotti di Meta producesse un danno collettivo e ha chiesto di intervenire direttamente sulle piattaforme.Il social network come una fabbrica che inquinaLa strada scelta dagli avvocati del New Mexico viene solitamente utilizzata per casi molto diversi da Instagram. La dottrina del public nuisance nasce per affrontare situazioni nelle quali un'attività privata danneggia beni o interessi della collettività. Negli Stati Uniti è stata utilizzata per l'inquinamento, quindi estesa nelle grandi battaglie legali contro l'industria del tabacco, gli oppioidi e le sigarette elettroniche. A Santa Fe è stata applicata al design di un social network.Biedscheid ha usato una metafora particolarmente efficace. Ha paragonato le piattaforme di Meta a una fabbrica: Facebook e Instagram sono l'impianto, ciò che viene prodotto e distribuito al loro interno è il prodotto, mentre i danni psicologici e lo sfruttamento sessuale dei bambini rappresentano l'inquinamento che deve essere ridotto. Curiosamente, l'immagine della fabbrica era stata utilizzata durante il processo dagli stessi legali di Meta nel tentativo di circoscrivere le responsabilità dell'azienda.La distinzione ha anche una conseguenza giuridica importante. Per decenni le piattaforme statunitensi hanno potuto affidarsi alla Section 230 del Communications Decency Act, la norma del 1996 che limita fortemente la loro responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti. Biedscheid ha respinto questa difesa perché la causa del New Mexico riguarda il progetto e il funzionamento dei servizi, dalle raccomandazioni alle modalità con cui viene incentivato l'utilizzo, invece della semplice pubblicazione di un contenuto creato da terzi.È precisamente su questo terreno che si sta spostando buona parte del contenzioso americano contro i social network: algoritmi, notifiche, autoplay, scroll infinito, sistemi di raccomandazione e meccanismi di ricompensa vengono trattati sempre più spesso come caratteristiche di un prodotto progettate dall'azienda, e quindi potenzialmente sottoponibili alle normali regole sulla responsabilità e sulla tutela dei consumatori.Come dovranno cambiare Facebook e InstagramI 567 milioni sono quindi soltanto una parte della decisione. Per cinque anni Meta dovrà rispettare una serie di prescrizioni rivolte agli utenti più giovani del New Mexico.Il tribunale ha previsto limiti al tempo trascorso sulle piattaforme dagli under 18, con una soglia di 90 ore al mese, oltre a restrizioni sulle notifiche push durante le ore scolastiche e durante la notte. Il numero dei “mi piace” dovrà essere nascosto di default per i minorenni salvo diversa scelta autorizzata da un genitore o tutore. Sono inoltre previste protezioni aggiuntive per i chatbot basati sull'intelligenza artificiale e interventi sui sistemi di moderazione.Uno dei capitoli più delicati riguarda l'età degli utenti. Facebook e Instagram vietano formalmente l'iscrizione ai minori di 13 anni, ma stabilire l'età reale dietro un account continua a essere uno dei problemi irrisolti dell'intero settore. Il giudice ha ordinato a Meta di rafforzare i sistemi di age assurance, anche attraverso strumenti di stima dell'età basati sull'intelligenza artificiale, e di cancellare i dati raccolti dagli account identificati come appartenenti a bambini sotto i tredici anni. Le scuole dovranno inoltre avere a disposizione un canale attraverso il quale segnalare gli account degli alunni troppo giovani per utilizzare i servizi.Sul fronte dello sfruttamento sessuale, il provvedimento prevede controlli aggiuntivi sulle segnalazioni di materiale pedopornografico e obblighi di formazione per le forze dell'ordine. Meta dovrà presentare due volte l'anno al tribunale un rapporto sul rispetto delle prescrizioni. Biedscheid ha invece respinto alcune delle richieste più estese avanzate dall'accusa, compresa parte dei sistemi di supervisione esterna proposti dallo Stato, giudicandoli troppo vaghi o difficili da applicare.La versione finale è dunque più circoscritta rispetto a quella chiesta inizialmente dal procuratore Torrez. Il New Mexico puntava a un piano da 3,7 miliardi di dollari e aveva proposto, tra le altre cose, controlli generalizzati sull'età, modifiche radicali agli algoritmi, la fine di autoplay e scroll infinito per i minorenni e un monitor indipendente con accesso ai sistemi interni di Meta. Già all'apertura della seconda fase, Biedscheid aveva avvertito di voler evitare di trasformare il proprio tribunale in una sorta di autorità di regolazione permanente delle piattaforme.Il problema per Meta comincia fuori dal New MexicoÈ anche per questo che la vicenda pesa molto più dei 942 milioni di dollari accumulati finora. Il New Mexico ha circa due milioni di abitanti e rappresenta una porzione minuscola del mercato americano di Meta. Una sentenza costruita con lo stesso schema in California, New York o in una causa federale assumerebbe proporzioni completamente diverse.E quei procedimenti esistono già. A luglio Meta ha comunicato al tribunale che California, Colorado, Kentucky e New Jersey chiedono complessivamente fino a 1.400 miliardi di dollari di sanzioni in un'altra causa relativa alla sicurezza dei minori. La cifra deriva dall'applicazione delle sanzioni previste dalle diverse legislazioni statali al numero stimato di utenti coinvolti e viene definita da Meta priva di basi giuridiche ed economiche. Ventinove Stati hanno inoltre avviato azioni utilizzando norme federali, mentre altri quattordici hanno presentato cause fondate sulle proprie leggi.A queste si aggiungono migliaia di procedimenti individuali. In California sono state riunite circa 3.300 cause contro Meta, TikTok, YouTube e Snapchat promosse da adolescenti e famiglie che collegano l'utilizzo dei social a problemi di dipendenza, ansia, depressione e disturbi alimentari; altre circa 2.600 sono pendenti davanti ai tribunali federali. Alcuni dei primi casi scelti come test stanno arrivando in aula proprio in questi mesi.Il processo di Santa Fe offre ora agli altri procuratori generali una strada già sperimentata. Invece di cercare di attribuire alla piattaforma la responsabilità di ogni fotografia, video o messaggio dannoso pubblicato da qualcuno, l'accusa può concentrarsi sui meccanismi costruiti dall'azienda per distribuire quei contenuti, suggerire nuovi contatti e mantenere gli utenti collegati più a lungo.Meta farà ricorso e la battaglia sulla validità di questa impostazione è destinata a continuare nei tribunali superiori. Intanto, in New Mexico, una corte ha stabilito che scroll, notifiche, raccomandazioni e sistemi di verifica dell'età possono entrare in un'aula di tribunale come elementi della progettazione di un prodotto. Per un'industria che per vent'anni ha difeso la propria natura di semplice intermediario tecnologico, è probabilmente la parte più costosa della sentenza.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp