SALORNO. A Salorno è bastata un'ora di piscina per trasformare l'iniziativa locale in un caso politico nazionale. La scelta del Lido di riservare il lunedì un'ora a impianto chiuso alle donne dell'associazione interculturale Armonia - molte delle quali nuotano indossando il burkini - ha acceso un animato confronto sull'integrazione. Da una parte le accuse di "ghettizzazione" e "segregazione al contrario", dall'altra chi difende un progetto di inclusione che utilizza una fascia oraria altrimenti inutilizzata e che, nelle prime settimane, ha registrato oltre settanta partecipanti, comprese numerose donne non musulmane accorse in segno di solidarietà.
Ma cosa succede in Germania, dove il tema del burkini nelle piscine pubbliche da anni torna puntualmente ogni estate? La risposta sorprende chi immagina un divieto generalizzato o, al contrario, una piena liberalizzazione. In realtà non esiste né l'uno né l'altra: a decidere sono i singoli gestori delle piscine, attraverso il regolamento interno. Non c'è una legge federale che disciplini l'abbigliamento da bagno e, di conseguenza, la situazione cambia da città a città e, in alcuni casi, persino da un impianto all'altro.
È proprio questo l'aspetto che distingue il dibattito tedesco da quello italiano. Se in Alto Adige la discussione ruota soprattutto attorno ai temi dell'integrazione e della convivenza, oltre il Brennero il confronto è quasi sempre ricondotto a una questione molto più pratica: il costume rispetta o no il regolamento della piscina?












