Trasformare al Festival di Salisburgo Il Viaggio a Reims di Rossini in una festa per i 60 anni di Cecilia Bartoli, con ospiti a sorpresa di gran fama, è in fondo l'ultima mutazione contemporanea della pratica operistica di primo 800. I divi inserivano a piacimento i loro pezzi «da baule», che spesso non avevano nulla a che fare con il contesto . E poi lo stesso Rossini spostava pezzi da un'opera all'altra, al punto che Il Viaggio a Reims , cantata scenica e buffa per l'incoronazione di Carlo X a re di Francia, fu travasata per larga parte nel successivo Comte Ory. A Salisburgo nel progetto scenico di Barrie Kosky si festeggia «la Ceci», non il re, con mutazioni di testo e inserti di altra musica e già in locandina un parterre d'interpreti lussuosi per i variegati e bislacche personaggi: tra essi la stessa Bartoli come Corinna, Edgardo Rocha, Dmitry Korchak, Ildebrando D'Arcangelo, Misha Kiria, Mélissa Petit. Il tenore Rolando Villazón, vero mattatore ha subito intonato con la Bartoli il brindisi della Traviata di Verdi e poi introdotto il carismatico Plácido Domingo per cantare nell'originale tedesco Tu che m'preso il cuor di Lehár, addirittura con Antonio Pappano al pianoforte. Il quale è poi salito sul podio per accompagnare la Bartoli nella cavatina di Rosina dal Barbiere di Siviglia di Rossini. E da altri bauli ideali sono saltati fuori la star del pianoforte Lang Lang, il violinista Maxim Vengerov in trio con le figlie per Haydn e Piazzolla. Insomma un'ora in più, conclusa da un Happy Birthday corale e dal frenetico concertato che Rossini compose quale finale primo del Barbiere. Ma è un peccato che tutto questo sia avvenuto dopo un "Viaggio" mutato da Kosky da opera buffa in chiassoso, caricaturale avanspettacolo, dove Gianluca Capuano, alla testa dei Musiciens du Prince su strumenti originali, faccia del crescendo rossiniano e del suo fortissimo spesso un fracasso. E dire che sono bastati alla fine cinque minuti con Pappano sul podio per dare colore alla musica. .