Sono passate poche settimane da quel venerdì di metà giugno in cui il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez scriveva queste parole su X al termine di un colloquio a Bruxelles con Giorgia Meloni: «La Spagna e l’Italia lavorano insieme per un’Europa forte, ambiziosa e con un proprio peso sulla scena mondiale, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo».Ogni tanto conviene guardare indietro, dando il giusto peso a fatti apparentemente minori. In un momento in cui lo scontro tra Madrid e Roma sta assumendo proporzioni temibili, ricordiamo quelle parole di Sánchez a Meloni per un appello «buonista», che sarebbe tra l’altro reso più etereo dal fatto che i due leader, alcune ore dopo quel colloquio, si affrontarono con molta energia dialettica al tavolo del Consiglio europeo nel corso di una discussione sui rimpatri e le «soluzioni innovative» in materia di immigrazione. Anche in tale occasione dalla parte del governo italiano c’era la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen. Altra protagonista della crisi di questi giorni.

Le frasi di Sánchez restano importanti, nonostante quanto è accaduto successivamente, perché sono un commento appropriato (in cui compare tra l’altro l’espressione «un’Europa forte» che, con Trump alla Casa Bianca e l’esercito di Putin in Ucraina, non è solo un sogno ma un obiettivo concreto per cui dovrebbero lavorare sia i progressisti che i conservatori) all’intesa che maturò il 18 giugno tra i leader di Italia e Spagna sul bilancio dell’Unione al termine della riunione informale degli Stati «Amici della Coesione». La linea comune di Meloni e Sánchez si proponeva, faceva sapere Palazzo Chigi, di «introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche — competitività, innovazione, sicurezza, autonomia strategica ed energia — senza ridurre la politica di coesione, considerata essenziale per il Mercato unico, gli investimenti e la riduzione dei divari territoriali». Roma e Madrid insieme tra i «buoni» — si potrebbe dire, semplificando — contro i tagli dei «frugali» alle politiche che riducono le disparità sociali.