Continua lo stallo in Iran e, dopo sei mesi, anche il capo delle forze armate americane comincia ad essere insofferente dell'impossibilità di Washington di trovare una via d'uscita. L'Iran e l'Oman hanno entrambi segnalato di essere vicini a un accordo sulla gestione dello stretto di Hormuz tuttavia il ministro degli Esteri iraniano ha affermato che la riapertura dello strategico tratto di mare è "subordinata ad altre condizioni", tra cui un risarcimento da parte degli Stati Uniti. Muscat ha inoltre avvertito che i continui attacchi al traffico navale nella regione potrebbero compromettere i progressi compiuti. E Qatar e Arabia Saudita hanno condannato il raid iraniano contro una petroliera degli Emirati Arabi mentre attraversava lo stretto. Il ministero degli Affari Esteri di Doha ha definito l'attacco una "flagrante violazione" del diritto internazionale e della libertà di navigazione marittima respingendo quello che definisce l'uso di Hormuz come "merce di scambio" e ha chiesto la riapertura del canale senza condizioni, avvertendo che la continua chiusura minaccia gli "interessi vitali" dei Paesi della regione e dell'economia globale.
L'Arabia Saudita si è unita alle condanne, definendo l'attacco un "assalto alla sicurezza della navigazione marittima e alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici globali". Il ministero degli Esteri ha detto che si tratta di una "grave violazione" del diritto internazionale. "Il Regno chiede che l'Iran cessi immediatamente tali violazioni per preservare la sicurezza, la stabilità e l'incolumità della regione", ha aggiunto il ministero.











