La crisi tra Stati Uniti e Iran continua a muoversi su un doppio binario, tra tentativi di mediazione diplomatica e nuove minacce militari. Al centro del confronto resta lo Stretto di Hormuz, dove Teheran e Muscat rivendicano progressi nei negoziati sulla futura gestione della navigazione, pur escludendo una riapertura immediata della strategica rotta marittima.
Intanto proseguono gli scontri indiretti nella regione, dalle acque del Mar Rosso al Libano, mentre negli Stati Uniti cresce il dibattito sull’impatto della guerra sulle capacità militari americane.
Iran e Oman verso un’intesa sullo Stretto di Hormuz
L’Iran ha annunciato di aver raggiunto con l’Oman un’intesa sulle coordinate geografiche del futuro corridoio di navigazione nello Stretto di Hormuz. A renderlo noto è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, secondo cui «le coordinate della rotta sono state concordate» e la dichiarazione congiunta tra i due Paesi è ormai nella fase finale di elaborazione. Il documento, ha precisato, potrà essere concluso soltanto «se alcune parti terze non ostacoleranno il processo», in un chiaro riferimento alle pressioni che Teheran attribuisce agli Stati Uniti.
Baghaei ha inoltre smentito le indiscrezioni su una presunta missione del ministro degli Esteri Abbas Araghchi o del presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf in Pakistan e Qatar per incontrare i mediatori impegnati nei colloqui con Washington. «Non è previsto alcun viaggio entro la fine della settimana», ha dichiarato, confermando però che Iran, Qatar e Pakistan continuano a mantenere contatti diplomatici nel tentativo di favorire una riduzione delle tensioni.











