Donald Trump promette che lo Stretto di Hormuz sta per riaprire, e da mesi la promessa si scontra con la realtà dei negoziati. Mercoledì il copione si è ripetuto con una variante che questa volta sembra avere più sostanza: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha detto che Iran e Oman hanno trovato un'intesa sulle coordinate geografiche di una rotta per le navi nello stretto, e che una dichiarazione congiunta tra Teheran e Muscat è in fase di stesura finale, «a condizione che alcune terze parti non ostacolino il processo».

Una fonte iraniana ha spiegato a Cbs News come funzionerebbe: due corsie, quella più vicina alla costa iraniana per le navi in ingresso, coordinata da Teheran, e quella sul lato omanita per le navi in uscita, gestita da Muscat, con una tassa di transito che partirebbe tra due mesi i cui proventi sarebbero divisi tra i due Paesi.Trump, che ha minacciato di voler colpire Teheran se non riaprirà subito lo stretto, aveva già parlato di accordo imminente martedì sera, ai giornalisti a Los Angeles: i negoziati con l'Iran «stanno andando molto bene», ha detto, aggiungendo che «lo sapremo entro 48 ore».I passaggi Non è la prima volta che l'amministrazione americana annuncia una svolta che poi tarda ad arrivare: dallo scoppio della guerra, il 28 febbraio, il presidente ha più volte parlato di intese vicine salvo poi vedere tutto arenarsi di nuovo.Anche stavolta Baghaei ha voluto raffreddare gli entusiasmi, avvertendo che l'accordo tra Iran e Oman da solo non basterebbe a garantire la sicurezza del passaggio, e che tutto dipende da un cambiamento nel comportamento americano. Il paradosso è che secondo fonti citate da Reuters l'intesa allo studio darebbe proprio a Teheran il controllo delle navi in ingresso nel Golfo, una delle concessioni più ampie fatte finora all'Iran.Trita Parsi, esperto di Iran del Quincy Institute, ha provato a spiegare come gli Stati Uniti oggi debbano seguire l’esempio del Canale di Suez. Nel 1956 il presidente Dwight Eisenhower rifiutò di restituire il controllo del Canale di Suez a Gran Bretagna e Francia, ma pretese che il passaggio restasse garantito alle navi di ogni bandiera, senza bisogno che gli Stati Uniti ne controllassero la gestione.Per Parsi Washington dovrebbe applicare la stessa logica a Hormuz: accettare che l'Iran eserciti una qualche forma di regolazione del traffico nelle proprie acque territoriali, purché la libertà di navigazione resti intatta, invece di insistere su una supremazia che, con lo stretto ancora largamente bloccato, gli Stati Uniti non sono comunque riusciti a imporre.Trump continua a oscillare tra diplomazia e minaccia. Martedì, in un'intervista a Fox News, ha avvertito che se l'Iran non chiuderà un accordo ci sarà una «decapitazione» della leadership di Teheran. Il segretario di Stato Marco Rubio, più cauto, aveva detto lunedì che i colloqui con Iran e Oman hanno fatto «progressi, ma non c'è ancora un'intesa definitiva».Nel frattempo le scorte di missili a lungo raggio americani sono quasi esaurite, secondo fonti citate da Cbs News, e proseguire la guerra ha un costo che si misura anche in cifre: il Congresso ha già approvato altri 67 miliardi di dollari, mentre restano schierati nella regione circa 50.000 soldati, di cui diciotto morti finora.Le prospettive La tregua è comunque debole ed è un altro motivo per cui la parola «accordo» deve essere valutata bene prima di essere usata. I ribelli Houthi, alleati di Teheran nello Yemen, mercoledì hanno rivendicato un attacco con drone contro l'aeroporto di Najran, in Arabia Saudita, dopo aver colpito martedì una petroliera saudita al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, l'ottava dall'inizio del blocco marittimo dichiarato il 22 luglio.Il Ceo di Saudi Aramco Amin Nasser ha detto che il mercato ha perso oltre 2,6 miliardi di barili dall'inizio del conflitto, la più grande interruzione dell'offerta energetica della storia. Anche riaprendo lo stretto oggi stesso, ha aggiunto, ricostruire le scorte globali richiederebbe fino a 18 mesi, al ritmo di 2,1 milioni di barili al giorno, mentre il flusso settimanale ancora perso si aggira sui 100 milioni di barili.Il Brent, intanto, si è stabilizzato mercoledì intorno a 79 dollari al barile nel pomeriggio di Londra: i mercati, a differenza dei governi del Golfo, sembrano essere ormai abituati a trattare ogni annuncio di Trump con più curiosità che fiducia.E Trump dovrà decidere come comportarsi, nonostante abbia sempre meno spazio: si trova infatti schiacciato tra la possibilità di accettare un accordo non del tutto soddisfacente per gli Stati Uniti e il rischio di continuare una guerra che è sempre più impopolare tra i suoi elettori e rischia di protrarsi all’infinito, rendendo ancora più difficile una vittoria alle elezioni di midterm a novembre.