Il caldo e l'impazzimento generale Meglio comunque delle ferie al mare E sale il vuoto lasciato da chi se ne va

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Non ho mai sopportato l’estate. L’afa, la noia, il puzzo di urina delle strade che il caldo caglia come formaggio e appiccica ai palazzi. Il tempo corre lento e insegue come uno scemo i picchi del termometro. E la gente si affanna e suda per comporre una valigia che non è mai abbastanza. Per esempio ora. Me ne sto seduto nel giardino di casa mia. Caldo totale, umidità da equatore, avessi saputo che Milano era questo inferno avrei fatto un patto col diavolo per tenermi un lembo di vento su cui piangere.

O forse sarei venuto a Roma, per godermi il Colosseo e lo spettacolo dei cinghiali che rovistano nella spazzatura e non sono mai paghi. Il vuoto fuori. Il vuoto dentro, il lento sfiorire dell’erba prostrata dalla calura.

Persino Ciccio, il mio gatto grigio, se ne frega del tempo. Muove la coda e non trova ristoro ma neppure lo cerca perché ha capito che ai vecchi come noi non è concessa speranza. Il lavoro non aiuta. Non è il caldo che sconforta ma l’impazzimento generale. Leggo di una politica e di politicanti alle prese con le questioni del momento. Il campo largo che divenga slargo. Conte che sproloquia sul covid e non spiega. I piani zoppi di Trump. La polizia presa di mira. I no tav risorti dalle ceneri per mettere a ferro e fuoco la val di Susa, rivoluzionari coi soldi di papà e l’appartamentino in collina. E il premier Sanchez va in vacanza a Lanzarote mentre Ceuta è invasa dai migranti.