Tra le tante discussioni polarizzanti che l’algoritmo ha deciso di amplificare questa estate, ce n’è una che riguarda i bambini. È iniziata con post più o meno ironici sui piccoli che disturbano al ristorante, è continuata con i reel di adulti che perdono le staffe davanti a un bambino che piange in aereo, ed è diventata un poco alla volta un argomento di discussione esteso, sfaccettato e non di rado estremizzato su tantissime pagine social e magazine online.

I commenti sono spesso lapidari: “Non sopporto le urla dei bambini”, da una parte, e “Che mondo stiamo diventando se non tolleriamo nemmeno più dei bambini che giocano?”, dall’altra. Hotel, resort, piscine, stabilimenti balneari, perfino intere destinazioni turistiche vengono chiamati a scegliere da che parte stare: famiglie o tranquillità?

Quella che a prima vista sembra una delle tante polarizzazioni nate sui social racconta forse qualcosa di più profondo. Non si tratta di stabilire se sia giusto o sbagliato desiderare un resort per soli adulti: quella è una scelta commerciale, che convive in parallelo con strutture pensate per le famiglie. Il punto, piuttosto, è capire perché la presenza dei bambini negli spazi condivisi di tutti i giorni sia diventata un tema mediatico e culturale.