Legge sulle fusioni tra comuni: i tecnici frenano. L’area legislativa suggerisce un’abrogazione parziale e non totale della norma. La minoranza insiste sulle audizioni dei sindaci.

Anche l’area legislativa di Palazzo Campanella ha qualche dubbio sulla proposta d’abrogazione della legge 15 del 2006 che disciplina le fusioni tra Comuni. Il testo, depositato dai capigruppo di maggioranza, cancella la norma perché, dicono i proponenti, ormai superata dalla normativa nazionale. La ragione principale, però, è contabile: la norma del 2006 prevedeva dei contributi regionali per i Comuni nati da processi di fusione. Una forma di incentivo che però non viene finanziata dal 2013: esiste quindi una norma che stabilisce un ‘diritto’ – e Corigliano Rossano anche di recente lo ha rivendicato – ma nei fatti non ci sono le risorse per garantirlo. La legge 15, però, non disciplina solo gli incentivi o le fusioni o unioni di Comuni per le quali «esiste una disciplina statale completa e autosufficiente» ma – segnala l’area legislativa nella scheda di analisi tecnico-normativa – norma altre forme associative, come i comprensori comunali, le associazioni tra comuni e il sistema di programmazione regionale del riordino territoriale, «che non trovano una regolamentazione altrettanto dettagliata nell’ordinamento nazionale».