di

Gabriella Greison

Le tracce sono nell’atmosfera, negli oceani, nei ghiacci, perfino negli atomi di carbonio. E raccontano la stessa storia: il riscaldamento globale dipende principalmente dalle attività umane

Sulla scena del crimine c’è sempre qualcosa che resta. Un’impronta, una sostanza fuori posto. Anche quando il responsabile crede di avere cancellato tutto, la materia conserva memoria. È una delle cose che amo della fisica: si lascia impressionare poco dalle dichiarazioni e molto dalle tracce. Nel caso dei cambiamenti climatici, le tracce sono nell’atmosfera, negli oceani, nei ghiacci, perfino negli atomi di carbonio. E raccontano la stessa storia: il riscaldamento globale dipende principalmente dalle attività umane. Eppure il luogo comune più resistente è: il clima cambia, ma l’uomo non c’entra. Sarà il Sole, saranno i vulcani o qualche ciclo naturale. Qualunque cosa, purché non siamo noi.

Negare il riscaldamento è diventato difficile persino per i negazionisti. Così anche loro si sono adattati al clima: ammettono il fenomeno, ma spostano la causa. È da qui che voglio partire, facendo quello che faccio in Scintille: prendo il loro luogo comune, lo smonto e al suo posto metto la fisica dei sistemi complessi. La prima traccia è l’anidride carbonica.