Secondo Repubblica Tajani voleva mediare con Madrid, Salvini e Piantedosi no. I timori nell'esecutivo: e se i controlli alla frontiera valgono per tutti gli italiani?

La crisi di Ceuta continua. Secondo l’intelligence spagnola la minaccia di un nuovo assalto migratorio, come quello avvenuto qualche giorno fa, è «pienamente credibile». L’Unione europea sta valutando di stanziare nuovi aiuti d’urgenza, mentre il governo di Madrid ha aumentato i controlli, schierando davanti alle due città autonome in nel Marocco le fregate Santa Maria e Navarra oltre al pattugliatore Rayo e a una nave logistica. Sullo sfondo il rapporto incrinato con l’Italia. Ieri si è riaperta una frattura con Roma, con Pedro Sanchez che ha esplicitamente chiesto di rimuovere i controlli alle frontiere e la reazione piccata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che non vuole cedere ai «ricatti» del governo spagnolo. Così Madrid ha reagito riaprendo i controlli alle frontiere per chi proviene dall’Italia.

Come si è arrivati alla deadline di Ferragosto

Fonti governative di alto livello hanno rivelato a Repubblica che, tre giorni fa, dal ministero degli Interni spagnolo era giunta un’istanza informale per revocare le restrizioni ai viaggiatori, ritenute ormai superflue. Un’apertura inizialmente accolta con favore dalla Farnesina guidata da Antonio Tajani. Tuttavia, la linea del rigore sostenuta dal titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, insieme a Matteo Salvini e alla premier, ha avuto la meglio. Il governo, compreso il ministro degli Esteri, ha così trovato la quadra fissando una proroga fino a Ferragosto. L’obiettivo è monitorare i potenziali rischi legati a una possibile seconda incursione nell’exclave spagnola — ventilata sui social marocchini — su cui la nostra intelligence sta già indagando.