Accusarci di voler reprimere la socialità con politiche liberticide da Ventennio è sconcertante. L’evidente strumentalizzazione ideologica è ridicola: si riferisce alla nostra richiesta di limitare la vendita di asporto alle 22. Bastano dunque due ore per differenziare il gran consiglio del fascismo dal comitato di salute pubblica?». Replica così Beatrice Carrillo (referente del Comitato Vivibilità piazza Bellini-Tribunali-Costantinopoli-San Sebastiano) all’avvocata Roberta Valmassori che ha accusato i residenti «di aver smarrito il senso della democrazia».

Secondo Carrillo «il discorso è molto più serio e non si riferisce assolutamente alla volontà dittatoriale di reprimere la socialità ma, semplicemente, alla richiesta di manifestarla nei luoghi chiusi di cui dispongono le benemerite attività di somministrazione e non sul suolo pubblico. Nel rispetto del diritto al riposo e alla salute dei cittadini residenti, riconosciuto dalla nostra Carta Costituzionale in vigore dal 1948. Ad una attenta lettura della Costituzione, confermata anche dalle recenti sentenze, non siamo noi che compiamo “un furto di democrazia urbana”».

Sulla stessa linea Caterina Rodinò di Chiaia Viva e vivibile: «Credo che una lettura così faziosa delle nostre osservazioni nasca dalla difficoltà di demolirle. Parlare poi di dittatura, di voler imbavagliare Napoli, di volere tacitare la gioia di festeggiare per strada solo perché chiediamo che venga rispettata la legge, la dice lunga. Forse non è ancora chiaro che l’inquinamento acustico con valori così alti procura danni alla salute: è questo non lo diciamo noi». Proprio nel quadrilatero dei baretti di Chiaia un’ordinanza del sindaco ha limitato gli orari di apertura dei locali e disposto l’asporto sia vietato dalle 22 di sera. Il Tar ha già respinto il ricorso degli esercenti che però ora si rivolgono al Consiglio di stato dove si è costituito in rappresentanza dei cittadini anche l’avvocato e consigliere comunale di opposizione Gennaro Esposito, da sempre in prima linea nel denunciare la mala movida: «Dire che le richieste avanzate dai Comitati per la Vivibilità sarebbero addirittura ispirate da una logica fascista è un’accusa curiosa, soprattutto perché ignora completamente il tema centrale: il conflitto tra diritti. La domanda è semplice. Chi limita la libertà di chi? Chi chiede di poter dormire, riposare e vivere serenamente nella propria abitazione. E chi pretende di imporre il proprio modo di vivere occupando lo spazio pubblico senza limiti di orario e senza rispetto per chi vi abita? Le nostre osservazioni presentate al Comune non chiedono di vietare la socialità ma misure per contenere fenomeni che, secondo sentenze, accertamenti tecnici e rilievi richiamati dagli stessi comitati, incidono sulla salute, sul riposo e sulla vivibilità urbana. Definire “fascista” chi invoca la tutela di diritti riconosciuti dalla Costituzione e costantemente affermati dai tribunali significa svuotare quella parola del suo significato storico e utilizzarla come semplice etichetta polemica». Valmassoni, però, ricorda che «i rappresentanti dei locali l’accordo lo avevamo trovato sulla delibera approvata dal consiglio comunale. Siamo rimasti sconvolti del fatto che i comitati dei residenti non si accontentino mai e chiedano sempre di più».