ROVIGO - Capita a molti che, ad un certo punto della propria vita, ci si senta stretti e si percepisca la necessità di uscire dalla propria zona di comfort per affrontare nuove sfide che possono permettere di crescere sia come persona, sia in ambito lavorativo. È questa la storia di Ettore Arduin, polesano di 35 anni, che nel 2019 ha deciso di trasferirsi in Australia.

Il rugby, una tappa fondamentale? «Il rugby ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita e della mia crescita sia come atleta che come persona. Ho iniziato a giocare fin da bambino a Badia. Successivamente sono entrato nel settore giovanile del Rugby Rovigo. In seguito, per motivi di studio, mi sono trasferito a Verona per frequentare l'università e lì ho avuto l'opportunità di giocare in Serie A per tre stagioni. Terminato il percorso universitario, sono tornato a casa e ho avuto il piacere di vestire la maglia della prima squadra del Badia. Ho giocato fino alla stagione 2018-2019, l'ultima prima della mia partenza per l'Australia. Ripensando a quegli anni, quello che mi porto dentro sono soprattutto le persone incontrate lungo il percorso, i legami creati nello spogliatoio e tutte le esperienze che hanno contribuito a formare il carattere e la mentalità con cui oggi affronto ogni nuova sfida, anche dall'altra parte del mondo». Come mai ha deciso di trasferirsi in Australia? «Mi sono trasferito nel 2019, ma era una decisione che maturavo da tempo: sentivo il bisogno di uscire dalla mia zona di comfort, mettermi alla prova in un contesto completamente diverso e fare un'esperienza che mi permettesse di crescere, sia a livello personale che professionale. All'inizio l'idea era quella di vivere un'avventura di un anno e basta, ma con il tempo, grazie anche al Covid, l'Australia è diventata molto di più». Che lavoro fa? «Sono personal trainer e gestisco uno studio di preparazione atletica a Melbourne che da sempre mi permette di unire la mia più grande passione, lo sport, con il piacere di aiutare le persone a raggiungere i propri obiettivi». Come sono stati i primi anni in Australia? «Non sono stati semplici, soprattutto nel periodo del Covid, quando tutto era ancora più incerto e complicato. Arrivare in un Paese nuovo significava ripartire da zero: una lingua diversa, una cultura diversa e nessuna certezza. In quelle prime esperienze mi sono ritrovato a dover risolvere i problemi completamente da solo, senza poter contare su nessuno, e questo mi ha fatto crescere molto. Ho imparato ad adattarmi e a crearmi le opportunità». Valore questo che si rivede anche nello sport che ha praticato sin da bambino… «Il rugby ha aiutato molto in questo percorso. Mi ha insegnato a non mollare davanti alle difficoltà, a lavorare con costanza e ad affrontare ogni sfida con la giusta mentalità. Gli stessi valori che avevo imparato sul campo mi accompagnano tuttora anche nella vita e nel lavoro. Oggi posso dire di essere orgoglioso del percorso che ho costruito. Non è stato sempre facile, ma ogni sacrificio mi ha permesso di crescere e di arrivare dove sono adesso». Cosa le manca di più? «La mia famiglia e gli amici e i rapporti che ho creato in 27 anni. Sono le persone con cui sono cresciuto e con cui condivido i ricordi più importanti. Mi manca anche la semplicità della vita in Italia. Un semplice aperitivo con gli amici, la cultura, la cucina e piccoli momenti che spesso si danno per scontati. Sono tornato in Italia proprio poche settimane fa per il matrimonio di un amico e per trascorrere un po' di tempo con la mia famiglia. È sempre bello tornare e diventa difficile ripartire». Vede il suo futuro in Polesine? «Non escludo nulla. Il Polesine resterà sempre casa mia e avrà sempre un posto nel mio cuore. Al momento, però, sento di avere ancora tanti obiettivi da raggiungere in Australia, tra cui quello di ottenere un visto permanente». Ci sono italiani a Melbourne? Ha degli amici italiani anche lì? «Sì, ho conosciuto diversi italiani qui in Australia e alcuni sono diventati veri amici. Ci vediamo quando riusciamo e condividere esperienze con persone che hanno vissuto il mio stesso percorso mi aiuta molto, soprattutto nei momenti più difficili». Riesce ancora a seguire il rugby? «Il rugby mi manca tantissimo. Ho avuto la possibilità di rimanere legato a questo sport lavorando come preparatore atletico in alcune realtà qui a Melbourne, esperienze che mi hanno dato grandi soddisfazioni. Ora continuo a seguirlo con piacere e ogni tanto mi capita anche di andare allo stadio a vedere qualche partita». Quali sono i prossimi obiettivi per il futuro? «Dal punto di vista professionale voglio continuare a crescere e sviluppare sempre di più la mia attività nel mondo del fitness, dello sport e della preparazione atletica. Uno dei miei sogni è creare un centro dedicato alla forza e alla performance sportiva. Sul piano personale, invece, voglio continuare a migliorarmi ogni giorno, senza smettere di imparare e di mettermi alla prova».