Mark Rutte (segretario Nato), Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, al vertice Nato di luglioLa guerra fra Stati Uniti e Iran non è ancora finita, ma c’è già chi si sta riposizionando nel Medioriente del futuro, pronto a giocarsi una partita ambiziosa. In testa c’è il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che come sempre gioca su più piani. La Turchia mira ad aumentare il proprio peso nella regione e se prima si distingueva per sedi diplomatiche lasciate senza il capo missione, perché era stato richiamato ad Ankara, adesso cerca di andare d’accordo con tutti. Negli ultimi mesi Ankara ha cercato di entrare nella mediazione fra Stati Uniti e Iran, da cui è stata lasciata fuori. Washington ha preferito affidarsi al Pakistan in grazia della sua posizione geografica e al Qatar che è il vero, storico mediatore del Medioriente allargato.

Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia (Epa/Filip Singer)

Morale della favola: Erdogan si è messo a tessere una sua tela personale. I rapporti con l’Iran sono costanti e sono ottimi, questo nonostante le minacce degli Stati Uniti. Malgrado Teheran rappresenti il campione dell’Islam sciita è un importante esportatore energetico, partner commerciale della Turchia e soprattutto avversario di Israele. Tutti buoni motivi per non lasciare al suo destino un Paese così importante. Tanto più che, essendo in un momento di debolezza, potrebbe chiedere ad Ankara favori, ribaltando i pesi di un’alleanza che prima vedeva in Teheran la parte forte.