Kántame Musá de l on ke ge na senpre una e ke tant/ l a torẑiolá po ke a Tròia kuél sakro kastèl l a fat fora. Li riconoscete questi versi? Sono l'inizio dell'Odissea di Omero, però tradotta in belumat. In italiano sono più noti: L'uomo ricco di astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò dopo ch'ebbe distrutto la rocca sacra di Troia, qui nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti. Ad avere l'idea di tradurre passi scelti dell'Odissea in bellunese era stato uno studioso di opere classiche, e poeta dialettale, di Bolzano Bellunese, Thomas Pellegrini. Questi, classe 1937, non era nuovo a imprese del genere: dopo aver pubblicato nel 1973 una raccolta di versi vernacolari, aveva volto in bellunese l'Aulularia di Plauto, cinque canti dell'Inferno e uno del Paradiso di Dante Alighieri, e dal 2005 i quattro Vangeli. Stimolato dalla sua grande passione per la Grecia classica e la sua epica, aveva deciso di tradurre parte del poema omerico che narra le gesta di Ulisse.

La prima edizione è uscita nel 1987, era stata pubblicata dall'Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali. «Evidentemente la prima edizione era andata tanto bene da esaurirsi, così ne è stata pubblicata una seconda nel 2013», spiega Vittorio Gris, da 25 anni titolare della libreria antiquaria feltrina “Morto da Feltre”, che ha cortesemente messo a disposizione le copie da lui possedute dell'Odissea in bellunese per la redazione di quest'articolo.L'edizione del 2013 ha però alcune sostanziali differenze rispetto a quella di ventisei anni prima: contiene un dvd nel quale lo stesso Pellegrini ha letto la versione metrica in bellunese, e l'amico Giorgio Ghe ha elaborato i suoni e le immagini. La seconda edizione è edita dall'Associazione Donatori di Sangue di Bolzano Bellunese e dall'Associazione Ricreativa di Bolzano Bellunese. L'incasso viene devoluto all'ambulatorio di Kritipur, nel Nepal, intitolato a Giuliano De Marchi, medico e alpinista bellunese scomparso nel 2009 sull'Antelao. «Ogni tanto se ne vende una copia – osserva Gris – soprattutto perché è una cosa curiosa». L'autore nell'introduzione aveva scritto: «Mio padre, cultore di lettere classiche, era alquanto perplesso perché, secondo lui, sarebbe stato difficile conservare nella versione metrica dialettale la quantità espressa dall'esametro greco, mi commossi perciò quando lessi ciò che aveva scritto di suo pugno in calce al testo: “È una bella versione, piena di brio, che merita di far testo nella poesia dialettale bellunese”».Più avanti Pellegrini spiegava che la sua passione per Omero non era mai venuta meno: «Da allora, ogni anno, trascorrendo le mie vacanze in Grecia, ho raccolto ovunque testimonianze del poema omerico. Ho visitato Itaca, la piccola patria di Ulisse: commovente fu l'incontro con un vecchio pastore che, saputo della mia ricerca, mi recitò in greco l'Invocazione alla Musa con cui ha inizio l'Odissea. Mi disse che gliel'aveva insegnata suo padre e che suo padre a sua volta l'aveva imparata da suo nonno». IL PRECEDENTE L'Odissea, tuttavia, non è stato l'unico poema omerico a venire tradotto in un idioma del Veneto, in precedenza era toccato pure all'Iliade, volta in veneziano tra 1775 e il 1778 da un personaggio illustre: Giacomo Casanova. «Casanova tradusse l’Iliade in veneziano – spiega lo storico David Salomoni, che a questa traduzione aveva dedicato la tesi di dottorato – per misurarsi con il “gran momento omerico” che attraversava l’Europa settecentesca, presentandosi, dopo anni di peregrinazioni, come un uomo di lettere capace di competere nella più alta arena erudita. La scelta del veneziano aveva lo scopo celebrare la lingua natìa, e poteva, al contempo, favorire il riavvicinamento alle autorità della Serenissima. Più che un’impresa commerciale, difficilmente redditizia, l'Iliade in veneziano fu un’operazione letteraria, identitaria e indirettamente politica. La traduzione, infatti, rimase inedita perché rientrato a Venezia Casanova dovette mostrarsi suddito zelante degli Inquisitori di Stato, evitando di divulgare un’opera nella quale potevano riconoscersi simpatie queriniste (Angelo Maria Querini era il più importante dei patrizi progressisti) e critiche verso i loro orientamenti autoritari.L'opera faceva eco al problema della legittimità costituzionale, comune allo scontro veneziano tra Querinisti e Tribunalisti (questi secondi erano i patrizi conservatori che prendevano il nome dalla loro difesa del “Tribunale Supremo”, formato dal Consiglio dei Dieci e dagli Inquisitori di Stato) e, su un diverso scenario, al conflitto allora nascente tra le colonie americane e il governo britannico. Non vi compaiono evidenti deviazioni rispetto a un immaginario omerico consolidato in Europa rispetto alle connotazioni estetiche, etniche e culturali dei personaggi presenti nel Poema. Vi sono invece anacronismi politici, militari e religiosi introdotti dal traduttore, che cristianizza Omero, esalta il governo monarchico e trasforma il poema antico in un’opera profondamente veneziana e settecentesca». AL CINEMA Infatti, così come il regista Christopher Nolan nel kolossal dell’estate 2026 ha fatto impersonare Elena da un'attrice di origine africana, Casanova aveva fatto vestire i greci col venezianissimo tabarro, ma al tempo non c'erano i social e non si erano scatenate le dispute filologiche che oggi hanno trasformato una smisurata folla di utenti internet in esegeti dell'epica omerica. In compenso le polemiche ci sono state una quindicina di anni fa. Giacomo Casanova non aveva pubblicato la sua traduzione dell'Iliade in veneziano. L'hanno fatto di recente due editori diversi nello stesso anno: il 2005. Si trattava della veneziana Editoria Universitaria, di Albert Gardin, altrimenti noto come il 121esimo Doge di Venezia, e della friulana Edizioni della Laguna, con sede a Mariano del Friuli, di cui è amministratore delegato Marino De Grassi. Quest'ultima si avvaleva della curatela di Carlo Oddo Pavese, grecista, professore ordinario a Ca' Foscari, mancato un paio d'anni più tardi. Pavese, assieme a Renzo Rabboni e Gilberto Pizzamiglio, aveva pubblicato un articolo nella rivista “Ateneo Veneto”, nel quale criticava l'impostazione filologica dell'edizione di Gardin. Più di recente (2024) la milanese Luni Editrice ha ristampato la versione integrale in due volumi dell'Iliade tradotta da Casanova «in ottava rima in idioma toscano», pubblicata nel 1775 dall'editore veneziano Modesto Fenzo.