Adesso ne parla anche il papa, ma c’era arrivato prima Veltroni. Al di là dei pregiudizi, al di là delle migliaia di post più o meno spiritosi, mi pare possiamo concordare che l’intervista all’intelligenza artificiale Claude da parte dell’ex direttore dell’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, segni un punto di svolta per il dibattito sull’intelligenza artificiale in Italia.

Prima, i sofisticati pochi potevano gingillarsi con questioni filosofiche sulla vera natura della coscienza, mentre i prosaici molti chiedevano spensieratamente al cellulare di fornirgli un messaggio spiritoso e accattivante per la chat di Tinder. Dopo, i pochi si gingillano con questioni filosofiche sulla vera natura di Veltroni, mentre i molti scoprono che quel gadget divertente è invece un essere intelligente, degno di essere intervistato da Veltroni e pubblicato sul Corriere.

Prima di cedere alla tentazione di fare facili battute su Veltroni, chiariamo che nella trappola stanno cadendo in tanti (ma non il papa), un po’ dappertutto: è di poco tempo fa la notizia che Richard Dawkins, insigne scienziato, grande divulgatore, ateo e razionalista, si sarebbe innamorato del suo chatbot. Prima di cedere alla tentazione di fare facili battute su Dawkins, rinunciamo all’ageismo e agli argomenti ad hominem e prendiamo il toro per le corna: ma queste Ia (o Ai?) pensano? Sono coscienti come noi? Ci sono o ci fanno?