L’Intelligenza Artificiale ha fatto il salto e, così com’era stato concepito 75 anni fa, il test di Turing si può considerare ormai superato: dovrebbe essere rivisto per concentrarsi su aspetti più complessi, come la capacità delle reti neurali di imitare comportamenti e atteggiamenti tipicamente umani e di possedere una molteplicità di competenze utili per gli umani stessi.

Sono alcuni degli aspetti che una nuova versione del test di Turing dovrebbe valutare in futuro, secondo quanto è emerso nel meeting “Celebrating the 75th anniversary of the Turing Test”, tenutosi a Londra proprio per celebrare l’anniversario del test inventato dal matematico britannico. L’evento, organizzato dalla Royal Society insieme con la University of Southampton, ha visto tra i relatori la partecipazione di Alan Kay, voce di spicco sull'IA, dell professore emerito Gary Marcus e di Nigel Shadbolt dell’Università di Oxford e ha fatto il tutto esaurito.

Pubblicato nell'ottobre del 1950, il fondamentale articolo di Alan Turing “Computing Machinery and Intelligence” proponeva un test per determinare se le macchine potessero pensare e competere con gli esseri umani in tutti i campi intellettuali. Il test, noto come “imagination game’, doveva dimostrare che una macchina fosse in grado di spacciarsi per un essere umano, senza essere riconosciuta per quello che era veramente, durante una conversazione con un gruppo di sperimentatori. Ora, 75 anni dopo, “assistiamo a questa competizione continua tra macchine intelligenti ed esseri umani: fa sempre più notizia, mentre è accompagnata da interventi governativi e internazionali e da una diffusa preoccupazione pubblica”, hanno spiegato gli organizzatori dell’incontro che hanno voluto ripercorrere la visione di Turing sull'IA, analizzare l'impatto che questa ha avuto negli ultimi decenni e affrontare la sfida di un nuovo Test di Turing adatto al futuro.