di Andrea Nicastro
L’ex presidente, dal 2021 agli arresti domiciliari a Kabul, racconta perché decise di non fuggire quando gli “studenti del Corano” presero il potere. E sulla situazione del Paese: «L’istruzione non è una questione politica. Loro vogliono l’arretratezza economica? No. Per questo sono fiducioso in un futuro migliore per tutti»
Non è così che vivono gli ex presidenti. Di solito. La sua casa è lussuosa per gli standard afghani, ma è diventata un carcere. Per uscire deve aspettare il permesso del nuovo governo. Una pattuglia di barbuti armati arriva alla sua porta, lo accompagna, lo sorveglia: nessuna deviazione, nessun incontro casuale. In cinque anni non è gli mai stato concesso di andare in un’altra provincia. All’estero sì, ma solo perché è stato malato. Pochi, pochissimi connazionali sono ammessi nella sua casa-prigione. Era tra gli uomini più famosi del mondo, ora diplomatici o politici stranieri non possono neppure vederlo faccia a faccia. Hamid Karzai, ex presidente dell’Afghanistan filo-americano, è agli arresti domiciliari, prigioniero dei talebani, i nuovi padroni di Kabul. Per avere il permesso a questa intervista on line tra Kabul e Milano abbiamo aspettato sei mesi. Karzai compare sullo schermo del computer con la sua tunica tradizionale e il solito perfetto inglese. Sembra dimagrito rispetto ai suoi tempi al potere. Alle sue spalle si vede la grande biblioteca di casa. «È una residenza di Stato che i talebani mi hanno lasciato in uso». Per anni l’hanno minacciato di morte, additato come traditore, complice degli americani, corrotto. Eppure, nel 2021 Karzai ha deciso di non scappare all’arrivo degli “studenti del Corano”. Il suo successore alla presidenza, Ashraf Ghani, invece si è arrampicato sulla scaletta di un aereo che dicevano pieno di dollari ed è svanito. Karzai no, è rimasto anche se sapeva che la storia dei cambi di potere a Kabul non gli prometteva niente di buono. Un suo predecessore filo-sovietico venne prelevato dal compound dell’Onu, torturato, mutilato, giustiziato e impiccato a un lampione. Fosse anche solo per il coraggio di quella scelta, l’uomo merita rispetto.








