È appena uscita dalla Camera, per il "rompete le righe" agostano del Parlamento, e sta salendo in auto per un appuntamento privato. Tra uno spostamento e l'altro, Elena Ethel Schlein, per tutti Elly, segretaria del Pd, risponde al telefono al Messaggero. Un'ora e dieci di chiacchierata, che si conclude con una battuta. Segretaria, lo sa che tra qualche giorno diventerà la più longeva, come giorni consecutivi (superando Bersani; come giorni complessivi in testa resta Renzi, ma con due round al Nazareno), alla guida del Pd? Come ci è riuscita, in un partito in cui lo sport nazionale sembrava quello di eleggere un leader per poi “crocifiggerlo in sala mensa”?
«Davvero? Non lo sapevo... Ce l’abbiamo fatta perché abbiamo riportato il partito dove la nostra gente se lo aspetta: al fianco di lavoratrici e lavoratori davanti alle fabbriche, davanti ai luoghi di cura che sono in sofferenza, l’abbiamo riportato a battersi per la giustizia sociale, per la questione salariale, per la sanità pubblica, la scuola pubblica, per riuscire a migliorare la qualità del lavoro e dell’impresa. Oggi abbiamo una comunità che è affiatata, che capisce questa grande sfida unitaria per portare la sinistra al governo del Paese».








