Niente caminetti, con i capicorrente solo bilaterali, ma decide lei. Porta a casa due obiettivi: l’unità e la coalizione (quasi). Ma ce n’è un terzo, in cui nessuno dei suoi predecessori (uomini) è riuscito: portare il Pd alla vittoria alle elezioni politiche ROMA – «La durata è la forma delle cose» diceva Marco Pannella citando il filosofo Henri Bergson, che intendeva che la memoria conserva il passato nel presente. E forse non c’è frase che spieghi meglio la formula magica degli ormai oltre tre anni di segreteria del Pd di Elly Schlein. Cioè: ha fatto tesoro del passato del suo partito, un passato che per stagioni non è passato – ed è tornato in un eterno ritorno di segretari eletti, voti all’unanimità, disarcionamenti – e invece lei ora prova a faDaniela PreziosiCronista politica e poi inviata parlamentare del Manifesto, segue dagli anni Novanta le vicende della politica italiana e della sinistra. È stata conduttrice radiofonica per Radio2, è autrice di documentari, è laureata in Lettere con una tesi sull'editoria femminista degli anni Settanta. Nata a Viterbo, vive a Roma, ha un figlio.
Schlein è la segretaria Pd più longeva. Ma la vera prova saranno le elezioni
Niente caminetti, con i capicorrente solo bilaterali, ma decide lei. Porta a casa due obiettivi: l’unità e la coalizione (quasi). Ma ce n’è un terzo, in cui nessuno dei suoi predecessori (uomini) è riuscito: portare il Pd alla vittoria alle elezioni politiche







