Tutti, ufficialmente o “storicamente” per dirla alla Giuseppe Conte, le vogliono. Ma a sinistra nessuno alla fine si straccerà le vesti se alle prossime politiche non ci saranno le preferenze. Vale anche per Elly Schlein che avrà (ancora) più potere quando si tratterà di fare le liste. Per questo, col supporto della fidata Marta Bonafoni, continua il suo scouting sui territori, fra amministratori e consiglieri alla ricerca di facce nuove che prendano gli scranni dei parlamentari di vecchio corso: oltre ai nomi già noti, si va da Valeria Campagna e Riccardo Brezza fino a Sindi Manushi e Tommaso Bori, per citarne alcuni (ma ci torniano). La minoranza riformista a Roma, va da sé, ha un’altra ragione per preoccuparsi (o riposizionarsi), mentre a Bruxelles si registra un’insofferenza sempre più forte da parte di Pina Picierno che sarebbe ormai sempre più vicina a lasciare i dem. “E’ in atto una seria riflessione”, racconta chi ci ha parlato in queste ore. L’addio è a un passo. Poco male penseranno dalle parti della segretaria, che ieri ha intanto ricevuto la solidarietà (anche) di Giorgia Meloni per “il gravissimo” e “inaccettabile” commento di un esponente locale della Lega, che s’augurava una strage, come a Modena, al comizio Pd.Lo scorso weekend Schlein è stata a Frascati per “Esserci”, la scuola nazionale di politica dem che ha radunato oltre 200 giovani. Tra questi anche Valeria Campagna, 28 anni e un profilo che presto potrebbe fare il salto a Roma. E’ consigliera a Latina, componente della direzione nazionale del Pd e vicesegretaria del Pd Lazio. Dove un ruolo centrale lo ha Marta Bonafoni – coordinatrice della segreteria – e fedelissima di Schlein con cui lavora di sponda al rinnovamento. Dopo Frascati, nello stesso fine settimana, Bonafoni (con Giuseppe Provenzano) è stata anche a Verbania dove si teneva un’altra iniziativa di formazione targata Pd, questa volta locale. Tra gli organizzatori c’era Riccardo Brezza, 35 anni, segretario provinciale che potrebbe finire nelle liste per le prossime politiche insieme ad altri nomi già noti: Virginia Libero, la segretaria dei Giovani democratici; Mia Diop, 23 anni e vice di Eugenio Giani in Toscana; Paolo Romano, consigliere regionale in Lombardia, che a ottobre era salpato con la Flotilla e ha già confidenza con le ospitate tv. Dall’Umbria, poi, fari accesi su Tommaso Bori, vicino a Nicola Zingaretti e attuale vicepresidente dell’Umbria, che ha avuto un ruolo nelle vittorie di Stefania Proietti e di Vittoria Ferdinandi a Perugia. A proposito di amministratori: si fa spazio anche Sindi Manushi, che nel 2023, a trent’anni, è stata eletta a Pieve di Cadore: la prima sindaca di origine albanese in Italia, una storia che incarna bene le posizioni del partito in tema di migranti e integrazione.Da qui, nei progetti del Nazareno, passa il ricambio generazionale per la prossima legislatura. Ma dipenderà anche dalla legge elettorale. Due giorni fa la destra ha aperto a nuove modifiche, a correzioni che vadano incontro alle obiezioni espresse dagli esperti in audizione ma anche dalle opposizioni, “nonostante non si siano seduti al tavolo, e continuino ad attaccarci sui giornali” come ha spiegato al Foglio un dirigente meloniano. Mentre secondo la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati “la legge si farà”, con l’obiettivo di arrivare alla prima lettura alla Camera entro l’estate. L’opposizione tuttavia non crede all’apertura della destra e ufficialmente mantiene l’Aventino. Anche in tema di preferenze, come ha ribadito ancora una volta il leader del M5s Giuseppe Conte: con questo impianto – è il ragionamento – è impossibile votare gli emendamenti. Nel frattempo la palla passa a Schlein, che deve destreggiarsi tra varie sensibilità. C’è una quota tra i dem che in fondo vorrebbe trattare. E’ la tesi sostenuta più volte da Dario Franceschini, nella convinzione che la maggioranza proverà ad arrivare fino in fondo e lo farà anche da sola. Un altro esponente di primo piano come Stefano Bonaccini, il presidente del Pd e un tempo a capo della minoranza interna, resta invece un grande sostenitore delle preferenze. Bisognerà tenerne conto, al di là delle posizioni del M5s, tanto più se davvero i meloniani dovessero presentare un emendamento in questo senso (anche a dispetto di Lega e FI). Dalle parti di Schlein, che ieri era a Trento per il Festival dell’Economia del Sole 24 Ore e poi a Venezia per la chiusura della campagna elettorale di Andrea Martella, il mantra resta sempre l’unità della coalizione ed è questo che guiderà le prossime mosse. La segretaria va dritta anche a costo di perdere qualche pezzo per strada, non ha fatto drammi dopo l’addio di Marianna Madia e non sembra preoccuparsi nemmeno delle voci intorno a Pina Picierno. L’obiettivo è Palazzo Chigi ed è considerato alla portata sia con l’attuale legge elettorale che con quella che eventualmente arriverà. E’ una sensazione condivisa ormai da molti nel Pd, tanto che alcuni deputati (particolarmente ottimisti) si vedono già sottosegretari – o viceministri: così hanno cominciato pure loro a fare scouting, bussando anche negli uffici dei partiti di centrodestra, a caccia di esperti e tecnici per comporre il futuro staff.
Altro che preferenze. Schlein vuole fare le liste e prepara il ricambio generazionale in Parlamento
Giovani, sindaci e militanti. La segretaria del Pd fa scouting e vuole facce nuove in vista delle politiche. Anche per questo preferisce l'Aventino sulla legge elettorale







