Il vertice Nato di Ankara ha confermato che il rafforzamento della difesa europea non dipende solo dall'acquisto di sistemi d'arma, ma anche dalla disponibilità di capacità produttiva, logistica, comunicazioni sicure e infrastrutture resilienti.
La resilienza consiste infatti nella capacità di garantire la continuità operativa di un Paese anche in caso di attacchi, sabotaggi o interruzioni prolungate.Le reti elettriche ne sono un esempio: senza energia non funzionano basi militari, ospedali, telecomunicazioni, data center, trasporti e sistemi di pagamento.
La transizione energetica resta il principale motore degli investimenti, ma la sicurezza energetica aggiunge nuove esigenze di protezione contro blackout, cyberattacchi e shock energetici, rafforzando la domanda di cavi, trasformatori, sistemi di accumulo e automazione.
Aziende come Schneider Electric, Siemens Energy, Prysmian e Nexans sono al centro di questa convergenza tra elettrificazione, infrastrutture e sicurezza.Analoga importanza assumono i cavi sottomarini che trasportano dati, elettricità e gas.
Pur essendo infrastrutture civili, sono strategiche e vulnerabili; l'Europa punta quindi a rafforzarne sorveglianza, coordinamento con la Nato e capacità di ripristino.







